Massacrata a calci e pugni Il quartiere sconvolto: «Poteva colpire chiunque»

«L’ha massacrata di botte qui, sul marciapiede, sotto lo sguardo della gente...E nessuno ha mosso un dito, sa? Quel ragazzo faceva paura tanto era in preda alla rabbia! Nonostante quella poveretta fosse svenuta subito dopo il primo pugno che le ha sferrato in faccia, ha continuato a picchiarla selvaggiamente, tirandola su per i capelli e sbattendola contro le vetrate della banca. Lei perdeva sangue dalla testa...Alla fine gli operatori del 118, mentre cercavano di rianimarla, hanno detto che, a forza di pugni, le aveva sfondato il cranio e un occhio. Anche lui aveva le mani completamente insanguinate: ha sferrato i pugni con una tale forza che si è rotto le nocche».
Jesus Torres Espinosa, 50 anni, si tampona gli occhi pieni di lacrime. È la sostituta portinaia dello stabile di viale Abruzzi 64 davanti al quale, ieri mattina, il 25enne ucraino Oleg Fedchenko, un pugile dilettante che si allena alla palestra «Doria» di via Mascagni, ha massacrato di botte e ucciso una collaboratrice domestica di origine filippina Emilou Arvesu, 40 anni. I due non si conoscevano, non si erano mai visti prima: Oleg, in preda alla follia cieca, qualche minuto dopo le 8 è uscito dall’abitazione di viale Gran Sasso 10 che divide con la madre Lara - una cameriera 49enne che lavora in un ristorante accanto alla stazione Centrale - ed è corso nella vicina viale Abruzzi. Sul marciapiede, davanti alla filiale del Monte Dei Paschi di Siena, c’è Emilou. La donna vive con la famiglia dall’altra parte della città, in via Barrili, ma in viale Abruzzi 62 abitano la sorella e il cognato. E, dopo aver portato il figlio 12enne alla vicina piscina «Bacone» e affidato il maggiore, di 17 anni, alle cure degli zii, Emilou - una signora grassottella e gentile, dall’aria dolce e paciosa, che in zona conoscono tutti - si appresta a iniziare la sua giornata di lavoro. In preda a una rabbia cieca e - per ora, assolutamente inspiegabile o riconducibile a un fatto preciso - Oleg si butta sulla donna, le strappa la borsetta e la massacra di botte. La poveretta morirà più tardi al Fatebenefratelli, senza più riprendere conoscenza, il volto irriconoscibile. «Vogliamo giustizia. Altrimenti io quello lo ammazzo» dichiarerà più tardi, in preda alla disperazione, il figlio 17enne della vittima (il minore ancora ieri sera non sapeva nulla di quanto accaduto alla sua mamma) davanti alle telecamere.
«Qualche giorno fa Oleg è andato in ospedale a farsi visitare da uno psichiatra. Gli hanno dato qualche farmaco, niente di più - ha spiegato la madre agli investigatori dell’Ufficio prevenzione generale della questura responsabili dell’inchiesta -. Non ha mai assunto droghe, non beve, non fuma, è un salutista. Ultimamente era solo un po’ agitato. Ieri mattina ho chiamato il 118 perché farneticava su un furto di denaro che aveva subito da un amico. È uscito di casa urlando “Li recupero io quei soldi”. Allora ho avvertito il 113».
«Era rimasto scioccato dal recente suicidio di un’amica - ha raccontato agli inquirenti Anete C., 32 anni, una hostess lettone fidanzata di Oleg da circa un anno -, ma non l’avevo mai visto usare la violenza se non in palestra, è una bravissima persona. Stamattina (ieri per chi legge, ndr) dovevamo andare all’Acquario di Genova. In casa gli avete trovato un coltello da caccia, una mazza da baseball e uno storditore elettrico? Ma non li ha mai usati!».