Massacrata nel suo bar all’ora di chiusura: è giallo

da Modena

Le hanno sfondato il cranio, mentre stava per chiudere il bar. Però non sembra la classica rapina degenerata in omicidio, piuttosto s'indaga nella vita privata. Achiropita Mascaro, 52 anni, originaria di Rossano Calabro (Cosenza), gestiva il «Feeling Caffè», in via dell'Uccelliera, alla periferia di Modena ed era proprietaria anche della vicina edicola. Di giorno lavorava nel chiosco, la sera al bar. L'allarme ai carabinieri è arrivato per caso, da un vicino che già in passato aveva protestato per i rumori provenienti dal locale. Dopo la mezzanotte di giovedì ha telefonato al 112: «Da quel bar arriva musica a tutto volume».
I militari dopo un po' sono entrati per il controllo, ma hanno trovato la donna senza vita, seduta su una sedia con la schiena appoggiata a un muro. La testa era stata fracassata da tre, quattro colpi sferrati con un corpo contundente. Ai piedi del cadavere un coltello da cucina. L'assassino dopo il delitto ha spostato in avanti un frigorifero, per evitare che il cadavere si vedesse dall'esterno, poi se n'è andato senza toccare la cassa e neanche i 400 euro che la vittima aveva in tasca.
«Non c'erano segni di lotta né di colluttazione - dice il comandante provinciale dei carabinieri, Marco Rizzo -. L'ipotesi della rapina ci sembra la meno plausibile. Considerata anche l'efferatezza del delitto, è possibile che la donna conoscesse l'assassino». Non ci sono testimoni, perciò gl'inquirenti hanno monitorato la zona per cercare qualcuno che abbia visto o sentito qualcosa. Si cercano anche immagini di eventuali telecamere a circuito chiuso.
Separata, con un figlio, la Mascaro lasciava il bar che possedeva da 20 anni, chiuso anche per mesi. «Non era molto frequentato - racconta una vicina -, ora aveva riaperto da poco, il locale doveva riprendere il proprio giro. Per noi era una brava persona, normalissima». Nel 2003 era stata al centro di una doppia querelle con il Comune. Non pagava l'affitto e non garantiva il mantenimento del bar in buone condizioni, all'interno del parco Ferrari. Quando lo sfratto divenne esecutivo, Achiropita si incatenò. Pochi giorni fa il tribunale di Modena l'aveva assolta dall'accusa di abuso edilizio e invasione di suolo comunale, per una vicenda simile.