Massacrati nel residence della vergogna

Alessia Marani

Massacrati nel residence della «vergogna». I crani fracassati, i volti irriconoscibili, abbandonati riversi sul terriccio del cortile sommerso di immondizie ai piedi di una delle due trombe di scale che portano ai piani della palazzina «D» del residence Roma di via Bravetta dove convivevano da un paio d’anni. Lei, Violeta Barska, 37 anni, polacca, incinta, un permesso di soggiorno scaduto, era riversa su un fianco; accanto, a nemmeno un metro, Badr Boutanil, marocchino di 30 anni, detto «Samir», conosciuto da tutti come «Ronaldinho» per l’abilità a tirar calci al pallone. Li hanno uccisi affondando con violenza animalesca qualcosa di simile a una piccozza e a un martello sulle loro teste; ancora da stabilire dove sia avvenuta esattamente la mattanza: se nel luogo del ritrovamento, avvenuto poco prima delle 8,30 di ieri mattina, oppure altrove, magari nel loro appartamento al quarto piano dove un vicino, nella notte, avrebbe visto tre persone intente a pulire fuori dal corridoio. Quindi trascinati giù e mollati in fretta e furia. Di sicuro, in molti hanno visto e sentito. Sebbene quei corpi, ormai senza vita e devastati dai colpi, sarebbero rimati là per circa 7 ore prima che il portiere del comprensorio, nella ronda mattutina, arrivasse a dare finalmente l’allarme a 112 e 118. Un rebus per gli inquirenti alle prese con un ambiente ostico e omertoso, asserragliato dietro le proprie storie di degrado ed emarginazione. Dove un fatto del genere appare come l’ennesimo monito a stare zitti, una lezione. Un muro di silenzio che da ieri gli uomini migliori del nucleo operativo della compagnia di Trastevere tentano di demolire con tenacia, raccogliendo elementi utili a ricostruire vita e frequentazioni delle vittime. Soprattutte le ultime ore. In particolare, nella caserma di Bravetta, i militari hanno ascoltato il fratello del maghrebino, detto «Claudio» e il coinquilino di quest’ultimo, connazionale e molto amico di Samir. Una pista porta al movente passionale. A un polacco con il quale la donna avrebbe intessuto precedentemente una relazione, da poco uscito di galera e pazzo di gelosia. Anche se gli investigatori non escludono che il doppio delitto possa essere maturato in altri contesti: «Si tratta di persone con piccoli precedenti, specie per furti - spiega il maggiore Cristiano Desideri -, abituate a vivere d’espedienti. Spesso ubriache e ai margini della società. Si azzuffano per nulla. Una scintilla in questi ambienti può scatenare il putiferio». Anche per pochi euro o per un tetto sotto cui dormire. Non a caso il marocchino neppure un mese e mezzo fa era finito all’ospedale accoltellato durante una discussione con altri extracomunitari. Un episodio che i carabinieri non ritengono comunque legato all’efferata esecuzione. È caccia piuttosto a un’utilitaria rossa, forse una Punto, a bordo della quale testimoni (tra cui un gruppetto di ragazzini) avrebbero visto dileguarsi intorno all’una della notte i possibili assassini. Sarebbero stati almeno in due ad accanirsi sui corpi martoriati della coppia. Forse il mini-commando li attendeva sotto casa, pronto a entrare in azione. Fatto sta che i fuggitivi hanno avuto tutto il tempo di dileguarsi, con sette ore di vantaggio sugli inquirenti. «Samir - ricordano al bar di via Bravetta dove lo straniero aveva lavorato per un periodo - era una persona a posto. Ultimamente lavorava come pittore edile. Sì, ogni tanto discuteva con Violeta. Lei andava a servizio come colf, spesso la sera si faceva qualche birra e ogni tanto usciva con dei polacchi. Tempo fa lui l’aveva picchiata». Intanto, si attendono i risultati dell’autopsia sui cadaveri. Oggi gli uomini del Ris, il Reparto scientifico, torneranno sul posto per un ulteriore sopralluogo. Nessuna traccia degli oggetti contundenti usati per uccidere.