Massacrati perché festeggiano il Natale

da Roma

Un morto e ventiquattro feriti è per il bilancio degli scontri tra induisti e cristiani nello Stato centro-orientale indiano dell’Orissa. Attivisti indù hanno infatti assaltato alcune chiese il giorno di Natale, dandole alle fiamme. Già il giorno della vigilia, alcuni militanti del partito fondamentalista indù «Vishwa Hindu Parishad» avevano annunciato scioperi, blocchi e proteste contro i festeggiamenti del Natale dei cristiani nei distretti di Phulbani e Iandhamala.
Il 25 dicembre, gli scontri si sono acuiti: sono state distrutte porte e statue delle chiese, e ai fedeli è stato impedito di partecipare alla messa natalizia. In risposta all’attacco, alcuni cristiani si sono scagliati contro un leader del partito induista, Swami Saraswati, che è rimasto ferito. L’episodio ha scatenato nuovi attacchi: sono stati presi di mira negozi gestiti da cristiani, sono state distrutte le vetrine, incendiate automobili.
Sono stati rivolti appelli alla mobilitazione di massa per uno sciopero e un boicottaggio contro i cristiani. Un ragazzo è stato colpito a morte nella città di Barakhamba, mentre una folla inferocita ha attaccato sei chiese, alcune delle quali sono state incendiate. Colpite anche la residenza di un ministro, e due stazioni di polizia. Per sedare gli scontri, il governo locale ha inviato oltre 600 poliziotti e ha deciso il coprifuoco in tutta la zona a tempo indeterminato.
Monsignor Thomas Thiruthalil, vescovo di Balasore e presidente del Consiglio regionale dei vescovi dell’Orissa, ha dichiarato ad AsiaNews: «Le violenze del giorno di Natale in Orissa sono una macchia vergognosa nell’India democratica e laica. Le forze fondamentaliste vogliono minacciare e terrorizzare i cristiani. Qui in Orissa i cristiani sono una minoranza e in larga parte poveri e marginalizzati. La nostra Chiesa è accusata di continuo di fare conversioni e proprio Swami Saraswati, all’origine delle violenze di ieri, è un leader del movimento anti-conversioni».
Secondo il vescovo, le leggi anti-conversioni promulgate nella regione «sotto l’apparente scopo di proteggere le persone dalle conversioni forzate, è divenuto in realtà un meccanismo legislativo per frenare gli individui nella libertà religiosa e di pensiero. Queste leggi possono essere facilmente manipolate dai fondamentalisti indù, divenendo un modo “legale” per fare violenze sulle minoranze religiose, accusandole in modo falso delle cose più turpi».
«Questo attacco nel giorno di Natale – conclude il prelato indiano – è avvenuto solo per terrorizzare la comunità cristiana e bloccare il nostro lavoro missionario. Nella persecuzione, la Chiesa è sempre cresciuta ed è ciò che avverrà anche qui in Orissa».