"Massacrati da tre persone che ci odiano"

Martino Gurini, uno dei 4 religiosi aggrediti brutalmente martedì sera, è convinto che il raid sia stato pianificato. Si stringe il cerchio intorno ai malviventi. <a href="/a.pic1?ID=286977" target="_blank"><strong>Willie, un frate detective nel convento dei misteri
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Nadia Muratore

Cuorgné (Torino) - Si stringe il cerchio intorno ai tre rapinatori che martedì hanno assaltato il convento di San Colombano Belmonte, massacrando tre frati per un bottino inferiore ai 200 euro: la vettura sulla quale viaggiavano potrebbe essere stata ripresa da una telecamera.
Oltre alle analisi scientifiche sui reperti raccolti dai Ris - utili soprattutto per i riscontri in una seconda fase delle indagini - ora gli inquirenti si affidano alle indagini tradizionali, quelle che si basano sul fiuto di un maresciallo attento a raccogliere le confidenze delle vittime e degli abitanti del piccolo comune di Valperga Canavese. In una comunità di poco più di tremila abitanti, tra i quali un buon 10 per cento di cittadini stranieri ben integrati nel tessuto sociale, una vettura o un viso nuovo difficilmente passano inosservati. Dai primi riscontri investigativi, nessuno in paese si ricorda di aver notato persone sospette. E non solo perché chi va al convento può anche non fermarsi in paese: forse chi ha organizzato la rapina non è un viso nuovo per quei luoghi. Appare ormai certo che almeno uno dei malviventi conoscesse bene i frati e anche la disposizione delle stanze del convento.
Una delle ipotesi investigative, quella attualmente più accreditata, porta verso un gruppo di sbandati che si erano già recati al santuario per chiedere dei soldi o un aiuto. I religiosi non si sono mai tirati indietro, anche di fronte ai molti drogati che elemosinavano qualche spicciolo, promettendo che sarebbero usciti dal tunnel della dipendenza. Del resto, la violenza messa in atto dai rapinatori lascia supporre che la loro lucidità fosse compromessa da pasticche e alcol.
Lo stesso Cardinale Severino Poletto, nel tentativo di spiegare quella che lui ha chiamato una «spedizione punitiva», ha definito i banditi «dei drogati». «Avevano la pelle bianca», ha detto Padre Sergio Baldin prima di cadere in coma. «Non è stata una rapina, quella gente ci odia, - ha riferito frate Martino Gurini, il religioso che ieri è stato dimesso dall'ospedale di Cuorgnè -. Erano stranieri». Ma secondo gli inquirenti la possibilità che nel commando ci fosse almeno un italiano è molto alta. «Forse - si è lasciato sfuggire un carabiniere - non dovremo cercarli molto lontano da qui». Al vaglio della task force voluta dal colonnello Antonio De Vita, ci sono anche le immagini riprese dalle telecamere nel paese e lungo le vie principali che portano a Valperga. Una, in particolare, è collocata su un bivio a poca distanza dal santuario e gli inquirenti sperano che abbia ripreso i malviventi. I militari continuano a raccogliere informazioni tra la gente del posto e la lista di coloro che sono tenuti sotto controllo - balordi della zona, persone con precedenti penali - è lunga, ma, al momento, non risulta che gli aggressori siano stati identificati. Repertati e analizzati anche la spazzatura raccolta nei bidoni del paese, nella speranza di trovare uno scontrino o un mozzicone di sigaretta che possano aiutare le indagini.
Restano stazionarie le condizioni dei tre religiosi ricoverati in ospedale: Padre Sergio, quando viene risvegliato dal coma farmacologico sembra rispondere bene agli stimoli neurologici, mentre frate Emanuele non dovrà essere operato per l’emorragia cerebrale. Sotto stretta osservazione anche padre Salvatore, colpito da un infarto mercoledì.
Un simile accanimento nei confronti di religiosi inermi ha un precedente eclatante che risale a 14 anni fa. La squadra mobile di Cuneo dopo mesi di indagini arrestò la coppia soprannominata «i cugini della toga» che rapinarono 37 preti tra Piemonte, Lombardia e Liguria. Le vittime venivano picchiate e torturate, cosparse di benzina e minacciate con un fiammifero acceso.