Il massacro dei cristiani copti: 36 morti in Egitto Frattini: "C'è esodo, l'Ue condanni le violenze"

Ieri sera gli scontri tra manifestanti e polizia durante le proteste dei cristiani copti. Il Cairo convoca un vertice d'emergenza. Frattini: "Il governo dimostri una reazione più energica rispetto a quelle del regime di
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Il Cairo - Scontri durante le proteste di circa duemila cristiani copti, scesi in piazza nella capitale egiziana per protestare contro l'ultimo attacco a una loro chiesa nella provincia di Assuan.

Nei tafferugli sono morti almeno 24 manifestanti (36 secondo fonti copte) e duecento persone sono rimaste ferite. Numerosi veicoli militari sono stati dati alle fiamme. Una quarantina di "incitatori al caos" sono stati arrestati, mentre i funerali delle vittime si terranno oggi. Sempre per oggi è stato indetto un vertice d'emergenza del governo dal primo ministro egiziano, Essam Sharaf.

La scorsa notte le autorità hanno imposto un coprifuoco in città, cessato stamattina alle 7, per cercare di riportare l’ordine attorno al Parlamento, la sede del governo e il museo archeologico del Cairo.

Le violenze sarebbero scoppiate dopo che un gruppo di manifestanti ha gettato delle pietre contro la polizia, in assetto antisommossa, schierata davanti all'edificio della televisione di Stato. Secondo altre fonti, alcuni uomini armati (estremisti islamici secondo i copti) avrebbero sparato sulla folla.

I salafiti però assicurano di essere estranei alla vicenda: "Ci hanno tirato in ballo accusandoci di aver provocato lo scontro settario nel Paese - ha affermato una fonte - ma è sbagliato, perché noi non abbiamo partecipato agli scontri, che invece condanniamo con forza".

E anche l'imam di al Azhar, Ahmed al Tayyeb, la più alta istituzione dell’Islam sunnita, ha lanciato un appello per l’inizio di negoziati urgenti tra i leader delle comunità musulmana e cristiana.

La situazione - quelli di ieri sono stati scontri persino più violenti di quelli che hanno portato alla caduta di Mubarak preoccupa Franco Frattini, secondo cui è in corso "un'escalation". La sfida per il governo di transizione per il ministro degli Esteri italiano è ora quella di "dimostrare una prevenzione e reazione più energiche rispetto a quelle del regime di Mubarak, che avevamo lamentato a suo tempo". 

Frattini, ricordando "gli esodi di cristiani copti dall’Egitto: non so se la cifra di 100 mila già andati via sia vera, ma in ogni caso sono cifre enormi", spera in una condanna delle violenze da parte del consiglio Affari esteri dell’Unione europea, oggi riunito a Lussemburgo.

La chiesa per cui i cristiani manifestano è stata data alle fiamme dopo che El-Sayyed aveva affermato che era stata costruita senza il permesso delle autorità, scatenando le ire di alcuni musulmani. Il primo ministro egiziano Essam Sharaf ha lanciato un appello alla calma e ha avvertito che l’Egitto è in "pericolo", e che la "discordia tra musulmani e cristiani" rappresenta "la più grave minaccia alla sicurezza del paese".

I copti sono il 10% della popolazione egiziana. Il 28 novembre ci saranno le elezioni legislative e in quattro mesi l'Egitto dovrebbe avere il primo presidente democratico del dopo Mubarak.