Massacro in moschea: ucciso il capo della polizia che indagava su Clementina

Un kamikaze travestito da guardia si fa esplodere durante un funerale: venti morti tra cui il il numero uno delle forze dell’ordine di Kabul

Fausto Biloslavo

Il terrorismo rialza la testa in Afghanistan e fa strage in una moschea di Kandahar, l'ex roccaforte talebana nel sud del Paese. Le autorità afghane hanno accusato Al Qaida. Verso le 9 di ieri mattina (le 6.30 in Italia) un terrorista si è fatto esplodere nella moschea Abdul Rab Akhund Zadah. Per ora si contano 20 morti e 52 feriti, una trentina dei quali versano in condizioni critiche. L'obiettivo dell'attentato era il capo della polizia di Kabul, Mohammad Akram Khakezwal, che è rimasto ucciso sul colpo. Il kamikaze, che indossava un uniforme della polizia, si è mescolato alla sue guardie del corpo al termine di una cerimonia di preghiere in omaggio ad un religioso ucciso dai talebani domenica scorsa. Khakezwal stava probabilmente uscendo dalla moschea quando il kamikaze ha attivato il corpetto esplosivo provocando una strage. «Ho visto pezzi di corpi sparsi sul pavimento della moschea e sangue dappertutto. Fra i cadaveri c'erano quelli dei poliziotti» ha raccontato all'agenzia Reuters il negoziante afghano, Kalimullah, che ha raggiunto la moschea subito dopo l'esplosione. L'ingresso del luogo di culto era completamente devastato e la forza dell'esplosione aveva spazzato via una tenda antistante, che offre riparo ai pellegrini.
Il capo della polizia di Kabul, un ex talebano originario di Kandahar, diventato fedelissimo del presidente afghano Hamid Karzai, si stava occupando del rapimento dell'italiana Clementina Cantoni. In particolare il suo braccio destro, il generale Mohammed Shafiq Fazli, ha il compito di coordinare i posti di blocco e le perquisizioni, che si sono susseguiti a Kabul dopo il sequestro della giovane cooperante italiana.
L'alto ufficiale rimasto vittima dell'attentato si trovava nella sua città d'origine per celebrare la commemorazione di maulawi Abdullah Fiaz, il responsabile degli ulema nelle province a rischio nell'Afghanistan meridionale. Fiaz è stato ucciso a colpi di pistola domenica scorsa in un'esecuzione rivendicata dai reduci talebani. Il prete islamico si era distinto nei suoi sermoni in difesa della politica del governo Karzai. La scorsa settimana aveva addirittura osato convocare un'assemblea degli ulema del sud revocando il titolo di «capo di tutti i credenti» che mullah Mohammed Omar, il leader guercio dei talebani, si era dato quando conquistò Kandahar.
I fondamentalisti hanno smentito qualsiasi responsabilità nella strage di ieri, come fanno spesso quando ci vanno di mezzo delle vittime civili. Invece il governatore di Kandahar, Gul Agha Sherzai, ha puntato il dito contro la rete di Osama bin Laden. Ai giornalisti ha detto «è certo che si tratti di Al Qaida. Il terrorista era un arabo». L'ipotesi sarebbe suffragata dalla descrizione somatica del kamikaze e dai resti di un documento di identità arabo che sarebbero stati trovati nella moschea distrutta, anche se la forza dell'esplosione era tale da lasciare difficilmente tracce cartacee. Il presidente Hamid Karzai ha parlato di «atto spregevole commesso da parte di nemici dell'islam e dell'Afghanistan». In ogni caso è indubbio che la tensione stia salendo in vista delle elezioni parlamentari di settembre, come dimostra l'impennata degli scontri e degli attacchi in diverse parti del Paese. In agosto, un mese prima del voto, saranno gli italiani ad assumere il comando dell'Isaf, la missione internazionale che garantisce la sicurezza di Kabul e si sta espandendo ad altre importanti città.
Nel frattempo, in un clima di ottimismo di facciata, non si segnalano significative notizie sulla sorte della Cantoni. Ieri le vedove che Clementina aiutava, grazie all'organizzazione umanitaria Care, sono tornate a manifestare nella capitale per chiederne il rilascio. Dall'Italia l'attore Michele Placido ha lanciato un appello per la liberazione ed oggi le organizzazioni non governative presenti in Afghanistan si riuniranno per firmare una petizione a favore di Clementina.