Massacro di Vibo, 4 fermi Il procuratore denuncia: peggio dei delitti di mafia

Si è costituito nella tarda serata di ieri Ercole Vangeli, 42 anni, che si è autoaccusato di aver ucciso Domenico Fontana e i 4 figli. L'agguato legato a una questione di terreni e a una serie di angherie da parte dei Fontana nei confronti di Vangeli: fermate altre tre persone, tutte legate da vincoli di parentela

Vibo Valentia - Si è costituto nella tarda serata di ieri Ercole Vangeli, di 42 anni, che si è autoaccusato di aver ucciso cinque persone in una masseria in provincia di Vibo Valentia. Vangeli è il proprietario di una masseria che si trova nelle vicinanze di quella della famiglia Fontana in cui è avvenuta la strage. Il movente dell’uccisione di Domenico Fontana e dei quattro figli sarebbe legato ad una questione d’interessi. In particolare, Vangeli avrebbe avuto contrasti con Fontana ed i figli per dei terreni. Vangeli ha detto di avere agito da solo, ma su questo punto i carabinieri nutrono dubbi.

Le ipotesi degli investigatori L’ipotesi degli investigatori, infatti, è che a sparare siano state almeno due persone visto che per compiere la strage sono state usate due pistole diverse e che le vittime si trovavano in posti diversi. Domenico Fontana, un agricoltore di 61 anni, e i suoi figli, sono stati trucidati tutti insieme, probabilmente per il pascolo abusivo dei loro animali sui terreni dei vicini. Un’imposizione che, secondo gli investigatori, è costata loro la vita, dopo una lunga serie di litigi e scontri con altri agricoltori. Sono quattro le persone fermate dai carabinieri con l’accusa di omicidio volontario plurimo per la strage. Oltre al reo confesso,  i carabinieri hanno fermato altre tre persone tutte residenti nella frazione Scaliti di Filandari e imparentate fra loro.

La denuncia del procuratore "Non si tratta di un delitto di mafia, è peggio". Nella parole del procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, Mario Spagnuolo, c’è tutta l’amarezza umana per una strage che ha scosso tutta la comunità di Filandari. "Non siamo abituati a una simile barbarie - ha aggiunto il magistrato - mentre conosciamo le stragi di mafia. Questa terra non merita questi gravi fatti". Nel corso dell’incontro con la stampa, presenti anche i vertici delle forze dell’ordine, il procuratore e il sostituto che si occupa dell’inchiesta, Sirgiovanni, hanno confermato che alla base della strage ci sarebbero le angherie dei Fontana alla famiglia Vangeli per questioni riguardanti alcuni terreni.

La ricostruzione dei fatti La strage è avvenuta nel pomeriggio di ieri intorno alle 17, davanti alla stalla in cui i cinque ricoveravano gli animali. Per ore, nel corso della notte, un ragazzo rumeno che aiutava la famiglia Fontana ha raccontato ai carabinieri tutto quello che ha visto, nascosto dietro una catasta di legna col terrore di essere scoperto dai due killer che sono arrivati ed hanno cominciato a fare fuoco. Una preziosissima testimonianza oculare che ha fatto subito imboccare agli investigatori una pista precisa e che ha portato davanti al Pm della Procura di Vibo, Michele Sorgiovanni, diverse persone per verificare i loro alibi. È stata la madre a scoprire la strage: il marito, i figli Pasquale, di 37 anni, Pietro di 36 e Giovanni, di 19, già cadaveri davanti alla stalla. Solo Emilio, di 32 anni, respirava ancora, ma è morto in ambulanza, mentre lo trasportavano d’urgenza in ospedale. Gli inquirenti sono certi che non si tratti di una strage di ’ndrangheta. Infatti benché tutte e cinque le persone decedute avessero precedenti penali per reati contro il patrimonio, i carabinieri e i magistrati inquirenti ritengono che la loro sanguinaria uccisione sia dovuta ad un regolamento di conti per questioni di interesse e non di una collegata alla criminalità organizzata. Nella frazione Scaliti, una zona di campagna molto isolata distante circa quindici chilometri da Vibo, una volta scattato l’allarme, sono arrivati i carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Vibo Valentia, diretti dal maggiore Vittoria Carrara, e quelli della compagnia guidati dal Capitano Stefano Di Paolo, che hanno subito avviato le indagini coordinate dal magistrato di turno presso la Procura della repubblica, che ha disposto l’autopsia sul corpo delle vittime. Sul posto, anche per questo motivo e per effettuare l’esame esterno dei cadaveri, si è recato il medico legale Katiuscia Bisogni dell’università Magna Graecia di Catanzaro. Sul luogo della strage sono stati repertati numerosi bossoli sparati da due pistole una 7,65 ed una 9 x 21.