La massaia cerca il prezzo giusto in Piemonte

Gagliardi (Fi): «È un’invasione contraria al libero mercato e danneggia i consumatori»

(...) auspicabile «iperinsediamento», le risposte, più o meno, sono state: una volta, che il luogo non era riconosciuto adatto per ragioni ambientali; un’altra volta, che l’ambiente che non era consono per motivi logistici; e un’altra volta ancora, che il sito non era ambientalmente e logisticamente praticabile per motivi diversi.
In sintesi: anno dopo anno, al termine dell’iter procedurale, è stata bocciata l’apertura dei mercati Pam e Carrefour a Genova, e di quello Esselunga a La Spezia. In quest’ultimo caso, c’è ancora qualche spiraglio legato - si dice - alla testardaggine della società che, «nonostante avesse avviato l’iter con le autorizzazioni concesse dal commissario prefettizio e la bocciatura della neoeletta amministrazione locale nel 1994, ha tenuto duro con i ricorsi nelle sedi competenti» e pare adesso, finalmente, dopo «soli» undici anni, in dirittura d’arrivo per ottenere il via libera.
Nel frattempo, la coop ha consolidato a tutti gli effetti la propria egemonia con i quattro punti vendita taglia extra large - maxi-centri commerciali, dotati di tutto e di più - inaugurati nelle località strategiche della Liguria.
«Imprenditoria particolarmente capace» riconoscono in molti, attribuendo giustamente al vertice della coop rosse una progettualità e una capacità realizzativa fuori dall’ordinario, e comunque in grado di operare al meglio in un mercato globalizzato, sempre più ampio e competitivo. «Un’invasione anomala, ai danni dei consumatori, proprio nelle regioni governate dalla sinistra» tuona invece, fra gli altri, il sottosegretario agli Affari regionali, Alberto Gagliardi (di Forza Italia). E porta a sostegno le più recenti statistiche che parlano chiaramente di prezzi più alti nei supermercati liguri rispetto a quelli praticati nelle altre regioni.
Il modello-coop, intanto, è stato messo a punto con puntualità ed efficacia anche fuori Liguria: la geografia della distribuzione organizzata mostra, ad esempio, che per trovare un altro iper «della grande I» bisogna trasferirsi in Lombardia (lì ce ne sono addirittura tanti), oppure traguardare a Savignano sul Rubicone, all’estremo confine meridionale della regione Emilia Romagna. Che non ne ospita nessun altro. Nulla in assoluto in Toscana. Altrettanto in Umbria. Come dire: vale la legge di mercato. Ma quella dell’ipermercato vale di più.