Masseroli: "Aiutatemi a disegnare la Milano futura"

L’assessore: «Il nuovo strumento urbanistico non è uno spot. A Podestà
dico lavoriamo insieme». Il piano liberale: «Sì, i privati costruiranno,
ma ogni due case ne voglio una a prezzi calmierati»

L’appuntamento è per la giunta di domani a Palazzo Marino. Il rischio è che la promessa del nuovo Pgt di ridisegnare una Milano tutta verde e metropolitane, con i servizi raggiungibili a piedi e a non più di 500 metri da casa, assomigli terribilmente a uno spot. «E invece non è così. Il momento è davvero storico. Stiamo per dare un pensiero coerente allo sviluppo del territorio. Finalmente non blindato dall’amministrazione».
Assessore Carlo Masseroli, cerchi di convincerci.
«È dal 1984 che non c’è un piano urbanistico organico».
Eppure è cresciuta.
«Con molte contraddizioni. Diciamo sempre che mancano le infrastrutture, ci sono poco verde, troppo traffico e smog, mancano scuole».
Il motivo?
«Prima una cultura di sinistra pensava che per difendere l’interesse pubblico fosse sufficiente mettere dei vincoli al privato. Salvo poi costruire tutto in deroga. Un modello che non ha funzionato».
E perché il vostro modello dovrebbe funzionare?
«Il nostro Piano di governo del territorio, è intriso di cultura liberale».
Vuol dire che meno vincoli fanno il privato virtuoso.
«Le regole ci sono. Ma è la libertà che salvaguarda l’interesse pubblico».
Un esempio.
«L’architetto Boeri dice che a Milano ci sono il corrispondente di 30 Pirelloni di uffici inutilizzati. E che a causa dei vincoli non possono diventare case».
E senza vincoli?
«Io dico al privato costruisci quello che vuoi. Ma se sono case, ogni due ne devi costruire una a prezzi calmierati per giovani coppie, famiglie numerose o lavoratori».
Il problema dei problemi.
«Certo. Cosi avremo abitazioni in vendita a 1.800 euro al metro o a 500 di affitto al mese per 70 metri».
La filosofia del Pgt?
«Dobbiamo creare le condizioni perché a Milano si viva meglio. Perché non cresca più in espansione come in passato, ma solo lì dove ci sono infrastrutture».
In concreto?
«Basta consumare il suolo. La città deve crescere anche fuori dai suoi confini. La Fiera di Rho-Pero è un meraviglioso esempio di come Milano grazie alle infrastrutture si sia sviluppata fuori Milano».
Peccato che da Monza a Milano non si arrivi in metro.
«Le infrastrutture sono fondamentali. Oggi arriva più facilmente al lavoro in Bovisa uno che abita a Legnano di chi vive in via Ripamonti. Bisogna far costruire di più lì dove c’è una fermata. E non dove c’è il deserto come si faceva. Con il risultato che tutti vanno a lavorare in auto».
Ha ragione il presidente della Provincia Guido Podestà che chiede al Pgt più attenzione all’hinterland?
«Ragioniamone insieme. Il mio esempio serve a far capire che la gente decide di vivere dove sta bene. Dove c’è la fermata della metro sotto casa, il verde, gli asili».
A Podestà cosa dice?
«Che dobbiamo far coesistere al meglio lo sviluppo della città con quello che c’è fuori dalla città. Oggi con l’alta velocità parliamo di urbanizzazione integrata con Bologna e Torino e noi ci fermiamo ai confini di Milano?».
Metro e asili non nasceranno mica dal niente.
«Incentiviamo i privati che investono solo se hanno un ritorno economico. L’asilo o il negozio di vicinato non fanno volumetria. Sarà vantaggioso costruirli e il commerciante potrà affittarlo o comprarlo a un buon prezzo».
Non fanno volumetria nemmeno gli stadi.
«Che, per stare in piedi economicamente, saranno costruiti con i centri commerciali. Con i vincoli non si ottiene nulla, così incentiviamo a costruire impianti sportivi. A costo zero per il Comune».
Vi accusano di essere cementificatori.
«Aumenteremo il verde. Oggi la città è urbanizzata al 73 per cento, noi la porteremo al 63. La città non si deve espandere, ma va ricostruita su se stessa. Meglio».
Avrete mica la bacchetta magica. Ognuno fa quello che vuole e miracolosamente spuntano i parchi.
«Lo scalo Farini è inutilizzato: 600mila metri di niente. Riqualificandolo la città guadagnerà 300mila metri di parco. E così in tutti le aree dismesse che oggi raccolgono solo sporcizia e criminalità».
La perequazione?
«Così facciamo diventare pubbliche aree che servono a fare parchi o servizi. Prendiamo un terreno e ne diamo al privato un altro dove ci interessa che costruisca».
La polemica con la Provincia sui Piani di cintura?
«Ci vuole un forte accordo politico per cercare una coerenza tra lo sviluppo della città e il suo hinterland. Con la Provincia lavoriamo per comporre il mosaico».