Masseroli: «Aree a rischio? Io ci vivrei»

Niente rintocchi in piazza San Babila: mancano i soldi per far suonare le campane. Tace il suono che richiama alla Messa, festeggia l’Angelus di mezzogiorno e l’ora della Comunione, accompagna i funerali ma anche soltanto le passeggiate in centro, i caffè sotto i portici e i giri dello shopping.
Tutto sospeso ormai da due mesi in attesa dei costosi lavori di consolidamento del campanile della basilica. Da qui l’appello del parroco alla generosità dei fedeli: «Ci auguriamo che quanto prima si possa dare voce a quei rintocchi che ritmano la vita di fede della nostra comunità».
«Sos Campane» scrive don Alessandro ai suoi parrocchiani e in particolare alle famiglie abbienti del quartiere, perché se non verranno raccolti i centomila euro necessari ai lavori, le campane non potranno tornare a suonare. Una chiesa senza campane è una specie di contraddizione in termini: «Il grave problema riguarda tutta la nostra comunità parrocchiale: confido quindi nella risposta pronta e generosa da parte di tutti».
Qualche significativo aiuto è già arrivato, sia attraverso la cassetta delle offerte sia con contributi personali registrati puntualmente dall’informatore parrocchiale: un anomimo ha donato cinquecento euro, un altro anonimo tremila euro, nessuno però ha ancora deciso di adottare il campanile sostenendone le spese. Nessuna azienda si è ancora fatti avanti per la sponsorizzazione natalizia. I tempi di crisi si fanno sentire anche così. Gli energici rintocchi di San Babila, con le loro significative vibrazioni, nel passare degli anni e dei movimenti hanno causato un danneggiamento nel lato nord della struttura muraria della torre. Tecnicamente, il castello metallico che regge le campane va in risonanza e trasmette le proprie vibrazioni alla struttura muraria, contribuendo al suo danneggiamento.