Massiccia offensiva talebana: oltre 100 morti in Afghanistan

Fausto Biloslavo

Un centinaio di morti è il bilancio delle ultime 48 ore di duri scontri fra i resti dei talebani e le forze di sicurezza afghane appoggiate dalle truppe della Nato. I fondamentalisti cercano di rialzare la testa nel Sud, mentre a Herat, dove sono stazionati 360 soldati italiani, un terrorista kamikaze ha ucciso uno specialista americano dell’antidroga.
L’attacco più pesante dei talebani è scattato nella notte fra mercoledì e giovedì nella turbolenta provincia meridionale di Helmand, che confina con il Pakistan. I guerriglieri islamici sono riusciti ad infiltrarsi nella cittadina di Musa Qala occupando per qualche ora il centro. I talebani hanno appiccato il fuoco a diversi negozi del bazar. Un portavoce dei talebani ha detto che «i mujaheddin sono riusciti a conquistare il quartier generale nemico per poi ritirarsi». Invece sembra che sia stato l’intervento aereo della coalizione internazionale a farli ripiegare. Sul terreno sarebbero rimasti una quarantina di fondamentalisti e almeno 13 poliziotti afghani. Il vice governatore di Helmand, Amir Mohammad Akhundzada, ha spiegato che si è trattato del più imponente attacco degli integralisti nella zona dopo la caduta del regime dei talebani del 2001.
La provincia di Helmand è una delle più insicure e agli inizi di maggio i talebani erano riusciti ad occupare parte del distretto di Bagran, a nord della cittadina attaccata mercoledì notte. Nella zona i fondamentalisti avrebbero addirittura messo in piedi una sorta di amministrazione parallela. Inoltre la strada che porta da Laskargah, a sud della città attaccata, a Kandahar, l’ex capitale spirituale dei talebani dove risiedeva il loro leader mullah Omar, è a rischio imboscate. Proprio nella confinate provincia di Kandahar si è svolta mercoledì un’altra pesante battaglia, che ha coinvolto anche le truppe della Nato, che si stanno espandendo nel sud del Paese, a cominciare dai soldati canadesi. I combattimenti sono scoppiati nel distretto di Panjwai, 25 chilometri a ovest dal capoluogo della provincia. Diciotto talebani sono rimasti uccisi e altri 26 catturati, ma ulteriori bombardamenti aerei avrebbero eliminato altri 20 fondamentalisti. Nella battaglia è morta anche una donna capitano dell’esercito canadese, Nichola Goddard. Per il Canada, che ha già perso 16 uomini in Afghanistan, si tratta della prima donna soldato uccisa al fronte dai tempi della seconda guerra mondiale. Ieri il Parlamento canadese ha approvato, con un risicata maggioranza, la continuazione della missione, che coinvolge 2300 soldati, fino al 2009.
A Herat, il capoluogo occidentale dell’Afghanistan vicino al confine con l’Iran, è invece entrato in azione un kamikaze, che si è fatto esplodere al volante di una macchina minata. L’obiettivo era un convoglio di agenti afghani che scortavano istruttori americani delle forze di polizia. Uno di questi è rimasto ucciso dall’esplosione, che ha investito il suo fuoristrada. Si trattava di un esperto dell’antidroga del Dipartimento di Stato Usa. Secondo l’Anso, l’agenzia di sicurezza delle organizzazioni non governative presenti in Afghanistan, l’attacco sarebbe stato più articolato.
Dopo l’esplosione un commando armato avrebbe aperto il fuoco contro la macchina superstite del convoglio ferendo gravemente un altro americano e due agenti afghani. L’attacco è avvenuto a un chilometro e mezzo di Camp Vianini, la base del Centro di ricostruzione provinciale dei soldati italiani ad Herat, che non risultano coinvolti in alcun modo nell’attacco. E a Ghazni, nell’Afghanistan orientale, un altro kamikaze ha cercato di colpire un convoglio americano: ha ucciso solo se stesso.