La massiccia presenza di ecuadoriani

Gentile direttore,
vi siete occupati più di una volta dei problemi legati all’integrazione degli immigrati ecuadoriani a Genova. Chi vive a Sampierdarena e dintorni ne sa qualcosa, perché nel Ponente si concentra il maggior numero di immigrati latino-americani, non tutti tranquilli e pacifici. Ma se le bande giovanili danno problemi, le badanti ecuadoriane non scherzano. Una famiglia mi ha raccontato che ne ha già cambiate tre, una allontanata per scarso rendimento, la seconda senza permesso di soggiorno e la terza con precedenti penali che ha avuto noie anche di recente con la giustizia.
Ovviamente, ci sono anche brave persone che meritano di rimanere a Genova e di lavorare. Tuttavia, la vox populi continua a interrogarsi sulla loro massiccia presenza in città. In passato, avete pubblicato una lettera di un lettore che denunciava la collaborazione tra sinistre genovesi e partito comunista ecuadoriano per la partenza degli immigrati alla volta della Lanterna. Mi sembrava plausibile, ma povera di riscontri.
Adesso però quelle parole del lettore mi sono tornate alla mente, perché in molti negozi sempre più persone rafforzano l’idea che le sinistre genovesi abbiano stretto un accordo con il partito comunista ecuadoriano, allo scopo di fare arrivare persone di fede sinistrorsa a cui dare casa, lavoro e, appena possibile, il diritto di voto amministrativo, per assicurarsi una folta schiera di nuovi elettori.
Incuriosito, ho chiesto a varie persone che cosa li spingesse a sostenere la tesi dell’accordo.
Mi hanno risposto che la cosa più sospetta è la risposta degli stessi ecuadoriani: «Ci hanno detto di venire qui, perché tutto era già organizzato». Ma da chi? Non potrebbe il Giornale, maestro di inchieste, provare a verificare l’esistenza di eventuali accordi che, se riscontrati, dimostrerebbero i calcoli politici della sinistra?
Distinti saluti.