Massimo Bubola continua a cantare la realtà tra folk celtico, suoni rock e ballate popolari

Antonio Lodetti

Ha fatto le cose sul serio il Verona Folk festival: rassegna di musica folk d’autore, che per la sua prima edizione ha portato in scena grossi calibri come i gloriosi Fairport Convention (Richard Thompson compreso)a più di trent’anni dalla loro ultima apparizione italiana, i sempreverdi Chieftains di Paddy Moloney, i suoni vibranti di Alan Stivell. Stasera, in piazza Ferdinando di Savoia a Peschiera del Garda, è il turno della scozzese Mick West Band e domani, sempre a Peschiera, concerto di chiusura con Massimo Bubola, che è anche direttore artistico della manifestazione.
Bubola, da sempre amante del folk celtico e della musica popolare (nonché del rock anni Settanta) unisce nelle sue canzoni queste due grandi tradizioni. Proprio in questo periodo - insieme alla sua Eccher Band - sta registrando alcune classiche ballate venete che usciranno presto su disco e con la Eccher Band sarà sul palco stasera ripercorrendo il suo repertorio. «Vengo da una famiglia patriarcale da cui ho sviluppato un amore sviscerato per i suoni popolari. Poi mi sono nutrito di musica folk angloirlandese e americana, che insieme al blues sta alla base della musica moderna. Gli aspetti che caratterizzano le mie canzoni sono la cultura umanistico-letteraria, i suoni acustici e un pizzico di rock elettrico. Insomma nel mio cuore ci sono Shelley e Keats, Dylan e Woody Guthrie, Springsteen e i Rem».
Con queste idee Bubola è partito alla fine degli anni Settanta con l’album Nastro giallo e poco tempo dopo è nata la sua collaborazione con Fabrizio De André (che Bubola considera «un giovane padre») da cui sono nate canzoni come Una storia sbagliata dedicata a Pasolini o la rilettura italiana della Romance in Durango di Bob Dylan fino a Don Raffaè. (Il disco del 1981 Tre rose, prodotto da De André che suona anche in alcuni brani, è stato ripubblicato da poco in cd).
Tra i suoi brani più celebri Il cielo d’Irlanda (cantata anche da Fiorella Mannoia), alcune collaborazioni con Cristiano De André, Mauro Pagani, i Gang e i piccoli affreschi di vita che punteggiano album come Vita morte e miracoli, Doppio lungo addio, Mon Trésor, Diavoli e farfalle che cita il blues, il country rock, Primo Levi e la pasionaria friulana Tina Modotti fino ad arrivare al doppio dal vivo Il cavaliere elettrico (seguito da Volume tre: Storie scure) che sintetizzano la sua opera dal vivo. «Il concerto è un momento esaltante, in cui sottopongo me stesso e le mie vibrazioni alla prova del pubblico». La sua visione moderna, ma dalle radici antiche, del folk emerge anche dal cd dello scorso anno Segreti trasparenti.