Massimo caos

D’Alema deve spiegare perché sta collocando l'Italia fuori dall'Occidente. Prima di accusarlo di follia irresponsabile, infatti, vorrei essere sicuro che le sue incredibili scelte e dichiarazioni siano intenzionali. Tale dubbio potrebbe apparire un insulto perché implica la non comprensione delle cose da parte di un ministro degli Esteri. Mi scuso, ma potrebbe essere così e se lo è forse si può contenere il danno al nostro interesse nazionale.
In televisione, e non solo, D'Alema ha recentemente affermato che non si può far a meno degli Stati Uniti. In queste ore sta reagendo alle accuse di antiamericanismo negandolo con forza. Ma chi lo accusa ha ragioni per imputarlo. D'Alema ha lanciato dei segnali diplomatici che indicano una divergenza sostanziale e non solo parziale con l'America. Il fatto che parli con Hamas ed Hezbollah non è una novità della politica estera italiana perché con questi, e con l'Iran, Roma dialoga da sempre. Solo che l'abbiamo sempre fatto in accordo con gli alleati occidentali, e con rassegnata comprensione da parte di Israele, per necessità «mediterranea» (sicurezza ed energia) e per avere qualche carta nostra da giocare con alleati più grossi quali l'America e non sempre amici nel Mediterraneo, quali la Francia ed il Regno Unito. Fu il generale Cucchi, attuale coordinatore dei nostri servizi segreti, ad insegnarmi la logica di questo nostro equilibrio. Ora gli vorrei chiedere cosa pensa del fatto che D'Alema lo stia rompendo. Il punto, generale, secondo lei D'Alema se ne è accorto o no? Inoltre, quando ha criticato Bush per la soluzione solo militare in Irak lo avete informato del fatto che in realtà la parte prevalente dell'iniziativa è «politica» e regionale, non solo irachena e che non è stata comunicata pubblicamente proprio perché l'America sta facendo sul serio? Non posso credere, poi, che D'Alema si sia venduto ai francesi per il semplice fatto che Parigi, se Sarkozy vincerà, ma anche se lo faranno i socialisti, pur in misura minore, prenderà una postura più filo atlantica. Anche per evitare l'asse Washington-Berlino in costruzione, priorità che la Francia condivide con Londra per non essere marginalizzate. E in questa situazione D'Alema litiga con Washington nel modo che più irrita gli americani, il tradimento? Con il rischio di perdere importanti forniture di elicotteri ed aerei al Pentagono dove l'industria italiana si è faticosamente accreditata grazie alla sua qualità tecnologica? E, incredibile, a favore di elicotteri franco-tedeschi? Non c'è logica: ad un grosso rischio di divergenza con l'America non corrisponde alcun vantaggio nazionale in altre alleanze perché non esistono. Non c'è l'opzione eurasiatica perché la Germania non la vuole. Non è credibile la capacità di un'intesa con Parigi e Madrid di bilanciamento del potere americano e tedesco perché la Francia non la tenterà. D'Alema ci colloca fuori dall'Occidente proprio nel momento in cui perfino Parigi e Berlino ne temono la crisi per debolezza del pilastro americano e lo stanno ricompattando? E, qui il paradosso, è probabile che anche D'Alema pensi così. Ma perché allora prende posizioni divergenti? Probabilmente per motivi interni di consenso nella sua area elettorale e non riesce a calibrare questo requisito con quello di ministro degli Esteri anche perché non gli sono chiari i movimenti in atto nello scenario. Per questo ritengo che sia solo confuso e gli concedo la chance di spiegarsi. Per amor di patria gli do anche una buona notizia: per restare in Occidente, sapendo tutti i suoi vincoli interni, non occorre che parli. Basta che stia zitto.
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