Massimo e Vittorino

Si tratta dei protettori dell’Aquila. Massimo, secondo una certa tradizione, era uno dei cristiani che Faltonio Piniano trovò in prigione quando assunse la carica di proconsole d'Asia. Si era al tempo degli imperatori colleghi Diocleziano e Massimino, e Faltonio Piniano aveva fatto carriera sposando Anicia Lucina, che era pronipote dell'imperatore Gallieno. Ma, appena arrivato in sede, il nuovo proconsole si ammalò gravemente. La moglie, che forse era cristiana o aveva avuto sentore delle virtù taumaturgiche di Massimo, si rivolse a quest’ultimo ed effettivamente ottenne la guarigione del marito. Il proconsole allora si fece cristiano e portò i prigionieri con sé in Italia, nascondendoli nelle sue proprietà nel Piceno. Ciò non impedì ad alcuni di loro, tra cui Massimo, di essere scoperti e decapitati. Un’altra versione fa di Massimo l’evangelizzatore dell’antica Avia, martirizzato sotto Decio nel 253. Distrutta Avia, le sue reliquie furono portate nella vicina Forcona. Distrutta anche quest’ultima, passarono nel 1413 all’Aquila. Vittorino, martire di Amiterno (oggi San Vittorino, a un centinaio di chilometri da Roma), verso il 96 fu esiliato con i cristiani Eutiche e Marone nell’isola di Ponza, dove trovarono s. Flavia Domitilla, che era insidiata da Aureliano. Questi ottenne dall’imperatore Traiano di portare con sé come schiavi i tre cristiani per isolare Domitilla. I tre furono messi a zappare la terra, poi torturati e uccisi da sicari al soldo di Aureliano. La testa di Vittorino, dopo varie peripezie, finì nella cattedrale dell’Aquila, dove tutt’oggi si trova.