Massimo Fini dà voce al Ribelle

Milano - Massimo Fini fruga nell'inaudito. Lo fa da una vita e con un certo eclettismo. Giornalista, polemista, scrittore, storico, provocatore indefesso, guru di un movimento metapolitico e attore "interinale". E ora dà voce al ribelle. Questa volta non lo fa da solo e non lo fa neppure dagli scaffali delle librerie. Esce domani la Voce del Ribelle, neonato mensile di cui l'autore del Conformista e del Vizio oscuro dell'Occidente, è direttore politico. "L'idea è nata sull'onda di Movimento zero, il movimento culturale e politico sorto attorno ai miei libri. Ma non sarà solo un giornale ideologico. Faremo inchieste, almeno una al mese".

Qualche anticipazione?
"Nel primo numero abbiamo due inchieste, una sul collasso del mondo Occidentale e un'altra in cui capovolgiamo il punto di vista "tradizionale" sugli ultras cattivi".

Non mancheranno i corrosivi fondi finiani e il primo, dal titolo "Io talebano", è un pò la carta d'identità della pubblicazione. Un mensile che non farà sfoggio di nomi noti del giornalismo patrio ma pescherà nella trasversalità intellettuale e professionale. "Non solo giornalisti - dice Fini -, soprattutto giovani che voglio valorizzare e anche personaggi come Franco La Cecla, autore del libro Contro l'architettura". Molti collaboratori e una piccola redazione, a Roma, coordinata da Valerio Lo Monaco, direttore responsabile del mensile.

Il Ribelle è quasi un marchio di fabbrica della sua produzione, ma com'è questo ribelle? E' una versione aggiornata di quello Jungeriano?
"Sì, c'è qualcosa di Jungeriano, perchè si tratta di un ribelle ma non di un rivoluzionario e nemmeno di un cospiratore. Non vuole, come il rivoluzionario, sostituire il suo sistema di valori a quello attuale".

Com'è il prototipo del lettore di una rivista come la sua?
"Il lettore fan innanzitutto, quello che mi segue e legge i miei libri. Per questa tipologia infatti abbiamo realizzato un doppio abbonamento che prevede oltre alla versione cartacea anche l'accesso all'archivio online di tutta il mio lavoro giornalistico. Ma ci rivolgiamo in modo particolare a tutti coloro che sentono disagio nei confronti di questa società, che non sono a proprio agio nel "migliore dei mondi possibili" e magari non sanno nemmeno perchè".

Avete incontrato difficoltà a dar vita a una rivista di questo tipo in un momento in cui il panorama editoriale non è certamente florido?
"Innanzitutto la nostra rivista, per il momento, viene distribuita solo tramite abbonamento e poi, in un secondo tempo, potremmo anche arrivare nelle librerie. La nostra forza è l'entusiasmo dei ragazzi che sostengono l'iniziativa. Molti lavorano volontaristicamente e io rimango sullo sfondo, per fare esprimere le loro idee"

Il laccio che tiene insieme tutte le perline è la cifra che ha marchiato tutta la produzione di Fini, la critica al mondo moderno. "Questa è la crisi economica di un sistema che ha puntato tutto sul denaro senza considerare gli altri valori. Questa crisi costringerà tutti a rivolgersi anche al non economico. Il sistema che crolla è quel modello di sviluppo nato nel 1750 con la rivoluzione industriale". Perchè, infondo, quella del Ribelle, è una voce "incazzata".