Massimo Ranieri: "L’ultimo Pulcinella è l’uomo che vuol cambiare le cose"

Il cantante e attore napoletano è il protagonista del film con la regia di Scaparro che chiuderà il Festival di Roma

Roma - Nessun altro uomo di spettacolo, per quanto travagliata la sua vita, compete con Massimo Ranieri nella pratica di Pulcinella. Uno stato di maschera continua, tra finta timidezza e buffoneria sapiente, che lo showman napoletano, classe 1951, conosce in ogni ambito: nella famiglia (tanti e poveri, all’inizio, comunque allegri); nel denaro (entra ed esce, investito in calze per le ballerine o in rimessa a nuovo di assi da palcoscenico); nella vita amorosa (molti amori e una figlia naturale, scoperta tardi), nei rapporti con i media (a chi dà, a chi promette interviste). Da perito dell’arte di arrangiarsi, a otto-nove anni Giovanni Calone, alias Massimo, veniva spinto sugli scogli a Marechiaro, da guaglioncelli suoi pari, che gli intimavano: canta, o finisci a mare! C’è da stupirsi se l’attore, cantante e regista non si separi mai dalla maschera in cuoio, col naso adunco, che gli ha confezionato l’artigiano Santelli, a misura di quei solchi da antica fame, già in faccia a Eduardo? Non a caso Ranieri ora è protagonista de L’ultimo Pulcinella, con la regia di Maurizio Scaparro, film atteso all’ultimo giorno del Festival di Roma. E non si tratta, coma ha scritto Goffredo Fofi, di una semplice registrazione dell’opera teatrale omonima. Nella commedia amara, tratta da un antico copione di Roberto Rossellini e interpretata anche da Adriana Asti e Jean Sorel, circola la quintessenza del nostro Paese e del nostro popolo, sentimentale e disincantato. Un’altra condizione tipica del Belpaese, poi, Ranieri la illustrerà, curandone la regia, nel musical Poveri, ma belli (dal 25 novembre), ispirato all’omonimo film di Dino Risi. Al posto della Giovanna incarnata da Marisa Allasio, la pugliese in ascesa Bianca Guaccero. Sentiamo Massimo Ranieri, che appare e scompare tra i camerini e dietro le quinte del Sistina.

Caro Massimo Ranieri, quant’è attuale la maschera napoletana di Pulcinella, diffusa anche in Francia e in Inghilterra?
«È il ruolo eterno dell’attore. E il tormento dell’uomo moderno, che intende cambiare le cose. Pulcinella è il “doppio” dell’uomo».

Nel film di Scaparro, di scena al Festival di Roma, qual è il suo ruolo?
«Sarò Michelangelo Fracanzani, personaggio realmente esistito e al quale si deve la diffusione di Pulcinella in Francia. Ma in chiave moderna: nella Napoli d’oggi, m’ostino a cantare melodie tradizionali, che mio figlio aborre. Perciò scappa a Parigi, dove lo ritroverò. Non senza domare la rivolta di una banlieue, grazie alla mia maschera, al mio teatro».

Il teatro, la maschera... Che cosa significano più, oggi, mentre corriamo verso non si sa dove?
«Hanno il senso d’una resistenza: non vogliamo farci stritolare. Dalla tivù e dalla scarsa qualità di un po’ tutto».

Porta in teatro la versione d’un film: possono interagire palcoscenico e grande schermo?
«In futuro, i due mezzi si scambieranno i ruoli: il cinema andrà a teatro e il teatro al cinema. Le sale per lo spettacolo diminuiscono, come i mezzi economici. La sinergia sarà un modo per sopravvivere».

Legato com’è a Partenope, che idea ha del caso-Gomorra, con lo scrittore Saviano minacciato di morte, per aver svelato gli altarini dei casalesi?
«Siamo l’unico Paese al mondo, che ha quattro entità criminali: mafia, camorra, ’ndrangheta e Sacra Corona Unita. La camorra? È inestirpabile: ventotto anni fa, in tivù, interpretai un pentito di camorra del primo Novecento... fenomeno troppo radicato, sconfiggerlo sarà difficile».

Ha lavorato con Strehler, Patroni Griffi, Scaparro, registi di vaglia com’è difficile trovarne, ora: che cosa ha imparato?
«Umiltà e disciplina. Il lavoro dietro le quinte. Ringrazio Enzo Garinei, che mi lascia realizzare un mio antico desiderio: firmare un musical, con idee di regia tutte mie, né rivoluzionarie, né classiciste. ’O Pateterno ’o ssape: dobbiamo pure divertirci».

L’Italia salvata da Pulcinella?
«Dal suo messaggio: credere in qualcosa e non mollarla mai».