Massimo scoperto, quattro banche nel mirino

L’Antitrust indaga su Intesa, Unicredit, Mps e Bnl: verificare se i clienti delle banche sono stati informati "in modo esaustivo". I nuovi prodotti delle due superbanche e il problema del "pregresso"

Milano - L’Antitrust mette in «mora» Intesa Sanpaolo, Unicredit-Banca di Roma, Monte Paschi e Bnl, nella convinzione che non siano state abbastanza chiare nei confronti dei propri clienti.
L’attacco è puntato sulle modalità di applicazione da parte delle prime tre banche del Paese e dell’istituto controllato dalla francese Bnp Paribas della commissione di massimo scoperto. Si tratta di uno dei costi che ricadono sui conti correnti, già oggetto di dure critiche sia da parte del governatore di Bankitalia, Mario Draghi, sia del presidente dell’Antitrust: il 24 giugno davanti al Parlamento Antonio Catricalà aveva definito tale costo una «prassi iniqua» da abolire, perché «penalizzante per famiglie e imprese».

Questa volta l’Authority, cui spetta il compito di tutelare i risparmiatori da pratiche commerciali scorrette, teme che ci sia stata un’omissione o comunque un difetto di informazione da parte di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps e Bnl. Da qui l’avvio, il 4 luglio scorso, di quattro procedimenti distinti, così da accertare se i consumatori siano stati informati in modo esaustivo sulle «modalità di calcolo» e la «natura» della commissione di massimo scoperto.

L’indagine dovrebbe durare quattro mesi, le banche saranno chiamate a spiegare le proprie ragioni all’Antitrust ed eventualmente a «ravvedersi», non tanto per evitare le sanzioni (500mila euro l’ammontare massimo) ma per minimizzare le ricadute sull’immagine.
A dire il vero Unicredit ha già preso impegni con il mercato e da lunedì lancerà due nuovi prodotti per famiglie e imprese. Sulla stessa strada si è mossa Intesa Sanpaolo, disposta a cancellare entro fine 2009 la contestata commissione da tutti i propri contratti. Anche il presidente di Bnl, Luigi Abete, aveva rimarcato i passi compiuti ma, nella lettura dell’Antitrust, non è sufficiente e comunque rimane da «sanare» il pregresso: prima di muovere, gli uffici di Catricalà hanno vagliato una corposa documentazione, incluse le informazioni reperibili online e quelle a corredo dei conti correnti. Tra i primi a cercare di combattere questi costi era stato il pacchetto liberalizzazioni di Pierluigi Bersani. La stoccata di Catricalà si aggiunge alle critiche mosse da Draghi sia in occasione delle Considerazioni finali sia dell’assemblea Abi. Il governatore aveva giudicato la commissione di massimo scoperto «poco difendibile dal punto di vista della trasparenza», chiedendo al sistema di sostituirla, ove necessario, con una voce «commisurata alla dimensione del fido accordato» come accade all’estero. «Sempre meglio fare da soli che aspettare misure coercitive» il monito di Draghi, a cui il presidente dell’Abi Corrado Faissola aveva garantito «piena collaborazione».