Massimo strappa anche il sì del Pse e ritorna in pista per l’incarico

IN ASCESA Il Cavaliere: «Spero si vada verso una scelta di persone conosciute e con esperienza». Brown intanto rilancia Blair

nostro inviato a Berlino

Le celebrazioni cominciano la mattina nell’Est della città con una messa ecumenica nella chiesa di Gethsemane e terminano a sera con una festa davanti alla Porta di Brandeburgo, attraversata dai capi di Stato e di governo di tutto il mondo. Poi, quando i tasselli dipinti che simboleggiano il muro e dividono in due Berlino sono ormai caduti come in un enorme domino, i leader presenti si siedono a tavola per la cena offerta dal Cancelliere Angela Merkel. Una serata di festa, certo, ma anche l’occasione per fare il punto sulla partita a scacchi che sta giocando in queste ore il potere europeo alle prese con le nomine del prossimo presidente della Commissione Ue e dei suoi ministri. Una cena che arriva proprio mentre la candidatura di Massimo D’Alema a ministro degli Esteri dell’Unione europea sembra riprendere quota davanti al persistere delle incertezze del britannico David Miliband a lasciare la Gran Bretagna per Bruxelles. Sul punto Silvio Berlusconi ha già fatto sapere di essere pronto a sostenere la candidatura D’Alema, perché è chiaro che per l’Italia sarebbe motivo di prestigio. Ma la partita è davvero complessa, visto che il risultato sarà frutto di un delicato bilanciamento tra famiglie politiche di appartenenza (se il Ppe avrà la presidenza, il Pse otterrà gli Esteri), nazionalità e sostegno dei governi. Così, ci sta che il Cavaliere - intercettato dai giornalisti nella hall dell’hotel Intercontinental - preferisca non sbilanciarsi. E ai cronisti che gli chiedono se le quotazioni dell’ex leader dei Ds siano in ascesa si limita a rispondere con uno «spero di sì».
Soprattutto, aggiunge il premier quasi lanciando una sponda a D’Alema, «spero che si vada verso una scelta che non sia di persone non conosciute e senza esperienza». Un modo per sostenere la candidatura italiana, ma - forse - anche un velato riferimento alla possibilità che Tony Blair rientri in gioco per la poltrona di presidente dell’Ue, un’eventualità che stopperebbe D’Alema (anche lui nel Pse come l’ex primo ministro britannico).
E al termine della cena è proprio in questa direzione che sembra muoversi il complesso scacchiere europeo, perché l’inglese Gordon Brown avrebbe insistito sul nome di Blair e risposto alle resistenze del Pse rilanciando come alternativa la candidatura del ministro degli Esteri britannico Miliband per la poltrona di Commissario Ue agli Esteri. Una posizione che ridimensiona le possibilità di D’Alema nonostante Berlusconi abbia continuato a sostenerlo. L’ex numero uno dei Ds, tra l’altro, in giornata aveva anche incassato il sostegno ufficiale del Pse, con il presidente Martin Schulz che aveva annunciato il ritiro di Miliband e sponsorizzato «con forza» la sua candidatura. Una posizione soprattutto tattica se troveranno conferma i primi rumors sulla cena, durante la quale non solo Brown avrebbe rilanciato su Blair ma avrebbe anche fatto presente che Miliband non ha fatto alcun passo indietro. Una partita a scacchi, dunque. Nella quale potrebbe rientrare anche il titolare della Farnesina Franco Frattini che nel caso la poltrona di Commissario agli Esteri dovesse andare al Ppe potrebbe avere buone possibilità.
Uscendo dall’Intercontinental e prima di un piccolo bagno di folla con una cinquantina di giovani del Pdl anche loro a Berlino per le celebrazioni, Berlusconi si sofferma sulla caduta del Muro. Che, dice, «ha segnato una svolta epocale» perché «ha liberato metà Europa che era stata confinata nel recinto dell’ateismo e del totalitarismo». Insomma, «questa è una grande data» perché «la globalizzazione del mondo ed Internet non sarebbero potuti arrivare con una Germania ancora separata dal resto dell’Europa e dalla libertà».