Massimo di Torino

Molto probabilmente era originario di Vercelli e, sempre molto probabilmente, nacque attorno al 380. Le notizie su di lui sono frammentarie e così, senza una narrazione sistematica, siamo costretti a presentarle. Pare che sia stato il primo vescovo di Torino e sia vissuto sotto gli imperatori Onorio e Teodosio. In qualità di vescovo prese parte al sinodo di Milano del 451, assemblea dei vescovi dell’Italia settentrionale che inviò una lettera collettiva al papa s. Leone Magno. Nel 465 partecipò al concilio di Roma. Doveva essere già molto anziano, visto che la sua firma appare nei documenti subito dopo quella del papa Ilario (l’età determinava l'ordine di precedenza tra i vescovi). Per il resto dobbiamo affidarci alle sue testimonianze, visto che scrisse moltissimo: lettere, sermoni e trattati. Massimo raccontò di avere personalmente assistito al martirio di tre vescovi itineranti al tempo delle invasioni gotiche della Lombardia (regione a quel tempo molto più estesa di quella attuale). In una delle sue omelie descrisse la distruzione di Milano operata da Attila. In un'altra tessé il panegirico dei martiri Ottavio, Avventore e Solutore, le cui reliquie erano (e sono) conservate a Torino. Massimo raccomandava ai suoi fedeli di farsi in segno della croce prima di ogni azione importante, di pregare all'inizio e alla fine della giornata, di rendere grazie per il cibo stando a mensa; insomma, tutte quelle pie pratiche che per il cristiano odierno sono (o dovrebbero essere) scontate ma che al tempo di Massimo lo erano molto meno. Il compatrono di Torino morì verso il 467.