Mastandrea: «Io, punk fallito che si salva solo con l’ironia»

Nelle giornate degli autori, il curioso «Non pensarci» affronta gli scontri generazionali con toni leggeri

da Venezia

Primo lungometraggio italiano delle «Giornate degli autori» curate da Fabio Ferzetti (l'altro sarà Le ragioni dell'aragosta di Sabina Guzzanti), Non pensarci di Gianni Zanasi, proiettato ieri per la stampa, è una divertente commedia dai toni generazionali sotto la cui scorza leggera si cela un ritratto impietoso del nostro Paese. Ad interpretarlo c'è Valerio Mastandrea (secondo Marco Müller «il Jerry Lewis italiano») in un ruolo a tutto campo che gli consente di esprimere al meglio le sue peculiari capacità attoriali modulate sempre a cavallo tra comicità e malinconia.
In Non pensarci, prodotto da ITC Movie, Pupkin Production (casa di produzione del regista stesso, insieme a Rita Rognoni e Lucio Pellegrini, che prende il nome del personaggio interpretato da Robert De Niro in Re per una notte) in collaborazione con La7, l'attore romano interpreta Stefano Cardini che a trentasei anni suona la chitarra elettrica e ha alle spalle un passato di piccola star del punk rock indipendente. Ma le copertine dei mensili musicali con la sua foto sono oramai nel cassetto, il gruppo con cui ora suona è composto da ventenni sfigati, il nuovo disco è in perenne gestazione e, tornato in anticipo da un concerto, scopre la fidanzata a letto con un altro. Tempo di bilanci allora. Così dalla Capitale ritorna nella sua provincia riminese a ritrovare una famiglia con molti più problemi di quelli che lo avevano spinto a lasciarla. «Il mio personaggio - spiega Mastandrea in viaggio in treno per il Lido - è un punk senza cresta, uno che ha sempre puntato su un anticonformismo non urlato e che si trova a fare i conti con la vita reale della famiglia dopo tanti anni di assenza. E lì la sua incapacità di prendersi responsabilità è divertente, anche perché la sua è una famiglia di pazzi, ognuno di essi rappresenta un pezzo della nostra società: l'imprenditore, l'artista, la donna libera, la madre adultera. Il tono è da commedia, un po' riflessiva e un po' no, ma prevale il riso».
La famiglia appunto. Il padre, reduce da un infarto, gioca a golf, la mamma segue seminari di «tecniche sciamaniche», la giovane sorella (Anita Caprioli) ha lasciato tutto per dedicarsi al lavoro con i delfini in un parco acquatico e poi c'è il fratello maggiore (Giuseppe Battiston) che ha su di sé tutta la responsabilità della fabbrica di ciliegie sotto spirito di famiglia ormai sull'orlo del fallimento. «È un film - continua l'attore - in cui si analizza lo sfaldamento della famiglia nel nostro Paese anche se quella dei Cardini però in realtà è sana e compatta anche se ogni membro pesa sull'altro in maniera eccessiva. A quel punto è solo grazie all'ironia che si riesce ad andare avanti».
Ecco quindi i personaggi di contorno, interpretati dai bravi Paolo Sassanelli, Dino Abbrescia, Paolo Briguglia, l'ex Bond Girl Caterina Murino, che aggiungono al film un giusto spirito dell'attuale provincia italiana. Su questo punto il regista Zanasi ha le idee ben chiare: «Ho usato la commedia, che è il genere più libero in assoluto, per afferrare un'aria di questi ultimi anni, che non si ritrova solo in provincia: un aumentare delle nevrosi e delle piccole paure. Dalla paura di non essere vestiti bene a quella di prendere la multa. Timori che condizionano il quotidiano e che rendono le persone infelici. Poi basta poco e si aprono addirittura delle voragini».