Mastella: "Un agguato. È difficile convivere con questi comunisti"

Il giorno dopo la trasmissione-choc il ministro avverte la maggioranza: "Nell’Udeur cresce l’insofferenza per la sinistra radicale"

Roma - «Quello di Santoro è stato un agguato mediatico. Se questa è la Rai, allora possiamo farne tranquillamente a meno. La cultura cattolica ormai viene presa sistematicamente a calci negli stinchi. Ma io dico attenzione perché nel mio partito l’insofferenza verso le posizioni e gli atteggiamenti della sinistra radicale inizia a salire». A 24 ore di distanza Clemente Mastella non ha ancora sbollito la rabbia per lo scontro avuto in diretta ad «Annozero». Un malumore certo non stemperato dalle dichiarazioni di alcuni suoi compagni di coalizione.
Ministro Mastella, partiamo dall’inizio. Qual è stata la scintilla che l’ha convinta ad abbandonare la trasmissione?
«Guardi, io sono rimasto già schifato dal reportage di presentazione. Ero dubbioso anche sul fatto di partecipare o meno alla trasmissione. Poi loro hanno insistito, dicendomi che era la ripresa del programma. Mi ha anche influenzato il fatto che siamo campani entrambi. Ho pensato che dialogare è sempre una buona cosa e sono andato».
E poi cosa è successo?
«Hanno mandato in onda una sorta di film hard con tre uomini che si baciavano in prima serata. Hanno riletto la storia in chiave anti-cattolica, hanno tirato calci negli stinchi alla mia cultura sostenendo che la famiglia non è un tratto costituzionale. Su questo punto voglio ricordare a Vauro e Santoro che sono stati i comunisti con Togliatti, insieme ai laico-crociani e ai cattolici, a definire la famiglia. Poi quando Vauro ha fatto la vignetta su froci e comunisti ho ritenuto che fosse troppo, anche alla luce di quello che avevano fatto ad Andreotti poco prima».
Cosa avevano fatto ad Andreotti?
«Una cartolina di Travaglio che era tutto un precipitare accuse contro di lui, un volume di fuoco sempre crescente, condito da cattiverie contro la Chiesa italiana e universale. Una cosa profondamente scorretta. Hanno anche detto, ipocritamente, che avevano mandato una e-mail al senatore in modo che potesse replicare. Sa quando l’hanno inviata quella mail? Alle 21.30 al suo ufficio al Senato. Ovvero quando il Senato è chiuso».
Le sono arrivati molti attestati di solidarietà da parte del centrodestra, ma anche dalla Margherita e dal suo partito. Diliberto, invece, punta il dito contro di lei.
«Questo pone un problema forte di relazioni politiche. Non so dove andremo a finire. A Diliberto voglio dire che se il suo partito è al governo è perché io mi sono alleato con lui. E a Santoro che se lui è lì è anche per merito mio. Da parte di tutto il centrosinistra c’è un tratto un reverenzialità verso Santoro».
Casini sostiene che la vicenda «Annozero» dovrebbe suscitare in lei «seri dubbi sulla compatibilità del centro con una cultura che è l’antitesi di ciò che il centro pensa».
«In parte è vero. È difficile convivere con la sinistra comunista. È una questione che, inutile nasconderlo, inizia a salire nel mio partito».
Ritiene che la figura del conduttore di una trasmissione del servizio pubblico dovrebbe essere ridisegnata e accompagnata da regole più stringenti?
«Certo. Solleveremo il problema in Vigilanza. La Rai non è Tele-Santoro e non si deve concepire il mezzo televisivo come creato per fini propri. La Rai è una cosa seria e non un luogo dove esercitarsi a lanciare incandescenze. Mi auguro anche che si muovano il Cda e la direzione generale».
Lei ha polemizzato con Santoro in merito alle cifre guadagnate dal conduttore. Santoro ribatte chiedendo all’azienda di tutelarlo dalle sue falsità.
«Dice Santoro che non è vero che viene pagato un milione? Be’, a questo punto lui o la Rai mi dicano quanto guadagna. Non credo guadagni così poco visto che ha lasciato l’incarico di parlamentare europeo dove notoriamente non si guadagna male. Comunque questo non è un punto centrale. La questione vera è capire la qualità di cosa è la Rai che non è proprietà di un singolo. Il conduttore ha il dovere di avere le proprie idee ma questo non vuol dire che non deve farle esprimere agli altri. Ballarò, per dire, è una trasmissione apertamente di sinistra ma non c’è mai un atteggiamento espressamente pregiudiziale, non c’è la faziosità culturale e politica che c’è ad Annozero».
Se dovesse essere invitato di nuovo lei tornerà da Santoro?
«No, la partita è chiusa».