Mastella: ancora lontani dell’Europa

Il ministro, alla cerimonia con 11 colleghi Ue, chiede procedimenti che durino al massimo 5 anni. Poi attacca gli «adoratori dell’inerzia»

da Roma
Per la sua prima inaugurazione dell’anno giudiziario, il ministro Mastella ha voluto accanto a sé non soltanto la moglie Sandra ma anche il vicepresidente della Commissione europea Franco Frattini e i ministri di Giustizia degli altri paesi europei (ne sono arrivati 11). Ha inteso in questo modo sottolineare la centralità del «diritto e della giustizia nella prospettiva dell’Europa come spazio di libertà e sicurezza», come ha detto nella parte iniziale del suo intervento, dopo aver rimarcato come quella di ieri fosse stata «una giornata particolare considerata l’assenza del primo presidente». Il guardasigilli ha anche parlato di «Europa della giustizia» a cui guardare per imporre gli stessi standard quinquennali per la durata dei processi. «Si deve arrivare a processi che durino 5 anni - ha ribadito Mastella - visto che le sentenze emesse in nome del popolo italiano sono oggi destinate ad avere valore extra-territoriale e ad essere eseguite in 27 Stati e lette in 23 lingue diverse». La durata dei processi è stata al centro del discorso di Mastella che ha ribadito davanti alle toghe in ermellino della Suprema corte e dinanzi al capo dello Stato le linee principali grazie alle quali intende riuscire nel suo progetto. Le stesse linee, ovviamente, della riforma presentata nei giorni scorsi in Parlamento. Punto focale del suo progetto, non soltanto una struttura moderna per la selezione, la formazione e la carriera dei magistrati, ma anche «un sistema di forte distinzione delle funzioni requirenti e giudicanti nell’ambito di un’unica carriera». Cosi il guardasigilli ha inteso replicare alla relazione del procuratore generale Mario Delli Priscoli, che ha posto una barriera alla separazione delle funzioni dei magistrati.
Sulla questione dell’inappellabilità, dopo la bocciatura della legge da parte della Corte costituzionale, Mastella ha promesso «massima attenzione a porre rimedio a eventuali vuoti normativi, modulando i relativi interventi nel pieno rispetto del fondamentale principio di parità delle parti del processo». Non è mancata nel suo discorso una frecciata a coloro che definisce «adoratori dell’inerzia» e «chierici dello statu quo» e che parlano di disfunzione cronica e non correggibile della giustizia italiana, sottolineando la necessità di «una ricerca serena e paziente di soluzioni condivise» e rivendicando il recupero del clima di dialogo e serenità istituzionale nel mondo della giustizia. A Mastella è arrivato un riconoscimento da parte del vicepresidente del Csm. «C’è ormai uno spirito nuovo tra il palazzo della politica e quello della magistratura», ha evidenziato nel suo discorso Nicola Mancino che ha anche puntato il dito sulla Corte di cassazione che «deve tornare a essere giudice di legittimità anche prevedendo uno sbarramento a qualsivoglia valutazione di merito».