Mastella «arresta» la separazione dei giudici

Il Guardasigilli: «Non è in programma». Gelo degli avvocati. Il gip Forleo controcorrente: «Io, fuori dal coro, sono favorevole». Il richiamo di Napolitano

da Milano

La proposta era tutta nel titolo del convegno: «Giudice e pubblico ministero. Due soggetti diversi nel processo, nell’ordinamento, nella Costituzione». La pietra tombale, invece, nelle parole del Guardasigilli Clemente Mastella. «Nel mio programma non è prevista la separazione della carriere». Discorso chiuso.
Aperto, invece, il fronte delle polemiche. Doveva essere «un’occasione di dialogo», l’incontro promosso dall’Unione delle camere penali italiane. O almeno così auspicava il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Un confronto «indispensabile per la soluzione dei delicati e complessi problemi che affliggono il “sistema giustizia”». Il risultato, invece, sfiora il muro contro muro. Perché l’intervento del ministro («Sono un messaggero di pace») è accolto con freddezza dalla platea di avvocati. E i progetti di riforma avanzati dall’Ucpi, respinti con perdite.
La stoccata arriva dal presidente Oreste Dominioni. «La separazione delle carriere non è una fissazione. Sappiamo che nel programma del governo non c’è, ma le motivazioni sono politiche. Il governo segue le indicazioni dell’Anm, che è portatrice di una cultura autoritaria della giustizia». Replica Mastella che «la cultura che permea il programma non è autoritaria. Chi ritiene che ci sia la non compatibilità dell’autonomia del giudizio con il nesso organizzativo tra giudici e Pm è smentito dal fatto che tante cause hanno un esito finale diverso da quello prefigurato all’inizio».
Il ministro chiude alle revisioni dell’ordinamento giudiziario. Nessuna separazione delle carriere, né introduzione di un doppio Csm. «Se una maggioranza con cento parlamentari in più la poteva decidere e non lo ha fatto - polemizza -, e se nel mio programma c’è la distinzione delle carriere, che abbiamo di recente accentuato, con molta onestà non posso dirvi quello che non sono in grado di darvi». Un argomento «bloccato», dunque. Primo, per una logica di coalizione. «Non voglio fare l’eretico, il mio programma non consente la separazione delle carriere». Secondo, per una questione di priorità. O, come la definisce lo stesso Mastella, di «baricentro». «Punto sulla lentezza della giustizia, e su questo chiamo tutti a raccolta affinché si lavori intelligentemente». Ecco il «baricentro della mia azione politica, la lentezza esasperante del sistema». «La giustizia funziona di più se c’è la separazione delle carriere? È un elemento vitale per il nostro sistema? - è la domanda retorica del ministro - No, è solo un corollario. Quello che conta è una giustizia più celere». Sui tempi della giustizia, nessuno ha da eccepire. «Su questo siamo assolutamente d’accordo», insiste Dominioni. Ma «la separazione delle carriere significa attribuire maggiore snellezza e fattività agli apparati giudiziari. Anche in relazione alla giusta durata del processo».
A sorpresa, gli interventi del gip di Milano Clementina Forleo e del sostituto pg di Potenza Modestino Roca, entrambi favorevoli alla separazione delle carriere. E se per Roca bisogna «recupere il Gip alla cultura della giurisdizione, e restituire il Pm alla cultura della legalità», per la Forleo «a Milano il Pm può scegliersi il giudice, mentre il difensore non può conoscere i criteri di assegnazione del procedimento né sapere se quello è effettivamente il suo giudice naturale. Parlo fuori dal coro ma sono favorevole alla separazione delle carriere». Infine, il procuratore di Larino (Campobasso), Nicola Magrone, ironizza su «una questione che non può avere risposte perché non inserita nel programma: ma quale programma? E soprattutto, il programma di chi?».
Dialogo, dunque, ma scarsa interlocuzione. Per Mastella, però, il «saldo è attivo». «Non mi hanno nemmeno fischiato, e di questi tempi non è male».