Mastella assediato dall’Unione: «Non tollero ministri ombra»

Anna Maria Greco

da Roma

Gli scontri con Antonio Di Pietro sulla sospensione della riforma Castelli, l’amnistia, il dialogo con la Cdl e le intercettazioni, le resistenze dei Ds al suo tentativo di arginare il potere investigativo dei pm-spioni, le critiche e i malumori nell’Unione sul suo operato. Clemente Mastella comincia ad averne abbastanza e lancia un avvertimento pesante al centrosinistra, minacciando di rompere l’alleanza.
Il primo obiettivo è il leader dell’Italia dei valori, che invece di occuparsi del suo dicastero, quello delle Infrastrutture, s’impiccia di quello della Giustizia e fa «il ministro ombra».
Attenzione, avverte il guardasigilli, perché tutto questo «incrina seriamente la compattezza della coalizione, con il rischio di inevitabili conseguenze sul governo stesso e sulla eventuale non più maggioranza, perché verrebbe meno l’elemento fiduciario fra di noi».
I motivi di tensione sono parecchi e Mastella con una nota si lamenta per il fatto che «qualcuno, al di fuori della collegialità governativa, si candidi a fare il ministro ombra tentando di surrogare la mia azione, o che su alcune iniziative appaiano all’orizzonte incredibili, strane e non accettabili resistenze passive, o ancora che io possa essere considerato in questo ministero come espressione di istanze partigiane partorite altrove». Un «disinvolto atteggiamento» che potrebbe avere serie conseguenze. Mastella aggiunge che la sua, al contrario, è una linea di dialogo e di mediazione, quella «di ascoltare tutti e di decidere insieme, cosa che allo stato ho fatto - dice il guardasigilli - con l’unico atto di governo da me prodotto». Ma questa disponibilità al confronto, conclude, dovrebbe valere per tutti «non solo per me».
Quasi a tranquillizzare il ministro Udeur e a gettare acqua sul fuoco delle polemiche nell’Unione, il presidente dei senatori dell’Ulivo Anna Finocchiaro, dichiara: «Con Mastella non c’è davvero alcun contrasto sul provvedimento per le intercettazioni». E per rafforzare il concetto ecco anche una dichiarazione d’apertura al confronto con il centrodestra sull’amnistia, quello che Mastella auspica e Di Pietro critica. Per la senatrice dell’Ulivo i tempi sono «ormai maturi» per arrivare al provvedimento di clemenza e da questo tema potrebbe ripartire il dialogo con la Cdl «sulla giustizia in generale». La Finocchiaro condivide l’iniziativa di Mastella, ma insiste sulla linea Ds che l’amnistia dev’essere accompagnata da una serie di altre riforme per la popolazione carceraria: sulle pene alternative alla detenzione, sulle detenute con figli minori, sull’istituzione di un garante per i detenuti, per il quale è già pronto un testo alla Camera. Sì anche all’amnistia «condizionata» proposta dal guardasigilli, concessa cioè solo a chi «si comporta in un certo modo» e per un certo periodo di tempo non torna a delinquere.
Mastella, però, non è solo alle prese con le difficoltà interne alla sua maggioranza, deve anche di mantenere il sottile filo allacciato con la magistratura. Il suo ddl per sospendere alcuni decreti attuativi del nuovo ordinamento giudiziario ieri era al vaglio del Csm. Che ha subito chiesto un anno di stop, dall’entrata in vigore della legge, invece degli 8 mesi previsti. E anche una disciplina per eliminare o «minimizzare gli effetti negativi già prodotti», che dovrebbe essere studiata dal governo. Il Csm ha lanciato nel suo parere anche un appello ai politici: «È auspicabile che il Parlamento possa rapidamente esaminare ed approvare il disegno di legge».
Insomma, quella di palazzo de’ Marescialli è una valutazione «ampiamente positiva, salve le marginali perplessità su alcuni aspetti tecnici», ma avanza anche nuove richieste, sottolineando l’urgenza dell’intervento e il maggiore tempo di sospensione necessario per risolvere i problemi.
Un altro banco di prova per Mastella: cederà alle pressioni dell’organo di autogoverno della magistratura che ha sempre criticato la riforma Castelli? E la sua maggioranza lo appoggerà? Anche l’Anm sta a guardare e già è stata delusa dalla rinuncia al decreto legge da parte del ministro, su pressioni del Quirinale.