Mastella: "Avrei votato contro. Questo è un simil-matrimonio"

Il Guardasigilli ha disertato il Consiglio dei ministri: "Dicono che lo hanno approvato all’unanimità? Se basta per farli contenti..."

Roma - Mi si nota di più se vado o se non vado? Clemente Mastella, ministro della Giustizia, ieri ha deciso di non andare al Consiglio dei ministri che varava il testo sulle coppie di fatto, ma diffondendo un comunicato in cui ribadisce il no più deciso dell’Udeur. Cogliendo così il doppio piccione di ritrovarsi unico nell’Unione sul fronte del non possumus vescovile, ma evitando l’accusa e i panni di Bruto che accoltella il premier. Ma è indubitabile che Mastella su questa legge non c’era, non c’è e non ci sarà.
Signor ministro, perché non è andato?
«E che ci andavo a fare? Gliel’avevo già detto al mattino, a Prodi e agli altri, che comunque restavo contrario. Apprezzo gli sforzi che hanno fatto, mi rendo conto del grande lavoro svolto dalla Bindi e dalla Pollastrini, ma il risultato non è sufficiente a far mutare la mia posizione, che è molto chiara. Io e il mio partito siamo decisamente contrari ad ogni forma che si richiami surrettiziamente alla famiglia fondata sul matrimonio, e il testo che ho letto al mattino e poi approvato in Consiglio dei ministri, ipotizza ancora un simil matrimonio, un matrimonio di serie B».
Ora però, gli altri possono dire che il ddl è stato approvato "all’unanimità".
«Se basta a farli contenti e soddisfatti... Io però, contro i pacs sono vincolato dall’ultimo congresso dell’Udeur, noi siamo contrari da sempre».
Non è che ha voluto evitare l’accusa di bastian contrario, attentatore della stabilità di governo?
«Ho sempre sostenuto la mia posizione con molta lealtà e grande serenità, non sono certo io che metto a repentaglio la tenuta del governo. L’ho detto e lo ribadisco, non sarà certamente sui pacs, che cadrà il governo. Il rischio vero è piuttosto sulla politica estera, e lì non è certo l’Udeur a remare contro».
Però han cercato di venirle incontro. Nell’articolo uno, la dichiarazione "congiunta" dei due conviventi davanti all’ufficiale dell’anagrafe è diventata "contestuale".
«Dov’è questa grande differenza? Anche per il matrimonio vero è previsto l’istituto della procura: durante la guerra, i soldati al fronte si sposavano con la fidanzata al paese, e il sì era appunto contestuale».
Non hanno stemperato niente di sostanziale?
«È rimasto il regime della fase transitoria, è rimasto tutto quello che i laici e la sinistra radicale volevano, e c’è pure la reversibilità della pensione».
Questa però, è rinviata, da farsi «contestualmente» alla riforma pensionistica.
«Intanto si enuncia il principio e si riconosce il diritto alla reversibilità. Senza che nessuno abbia il coraggio di calcolare quale sconquasso questa reversibilità porterà alle casse dello Stato».
Mastella, non è che ce l’ha coi gay?
«Iioo!? Ho sempre difeso i diritti individuali delle persone indipendentemente da tutto, e mi sono sempre battuto per farli tutelare pienamente, senza discriminazioni né pregiudizi. Per questo, proponevo di far nascere questo testo in Parlamento, lasciandone la formazione alle coscienze dei singoli parlamentari, senza un indirizzo vincolante del governo».
Dunque al Senato, lei e gli altri due dell’Udeur voterete contro?
«Se il testo che infine giungerà in aula sarà più o meno questo varato dal Consiglio dei ministri, non avrà il nostro voto. Lo dico, confermando fiducia e sostegno al governo».
Ma ora che anche Rutelli s’è arreso dicendo sì ai simil pacs, non teme di trovarsi isolato nell’Unione?
«Ero già isolato prima delle elezioni, quando non ho sottoscritto quelle sette righe del programma».
Dica la verità: è convinto che senza l’Udeur, i tre o quattro cristianissimi della Margherita e dei senatori a vita, a Palazzo Madama questa legge cadrà come la mela di Newton.
«Se non vanno in soccorso i laici del centrodestra...»