Mastella avverte il centrosinistra «Sulla Finanziaria rischiamo il ko»

«La manovra può essere un percorso accidentato e insidioso. Dipende da Padoa-Schioppa»

nostro inviato a Telese Terme
Attento professor Padoa-Schioppa, sulla Finanziaria «rischiamo di finire gambe all’aria». L’avvertimento di Clemente Mastella al ministro dell’Economia è pacato ma deciso, ed indica un percorso chiaro da seguire se non si vuol far correre al governo un rischio di crollo rovinoso. «Perché non ci si può ricordare di chi ci vota, soltanto alla vigilia di elezioni. E va bene il risanamento dei conti, ma la gente aspetta», sottolinea il leader del Campanile precisando che non parla «soltanto come ministro della Giustizia, ma ancor più come leader politico». Che sì, guida un partito che supera a malapena l’un per cento, ma è «essenziale» per la tenuta del centrosinistra. E le richieste del leader di Ceppaloni al collega Tommaso Padoa-Schioppa e al premier Romano Prodi son di quelle pesanti: «Occorrono interventi robusti a sostegno della famiglia e per il rilancio del Meridione. Perché è al Sud che l’Unione ha preso i voti, non certo in Lombardia e in Veneto».
Giunge oggi alla festa del Campanile il professor ministro, a parlar di «liberalizzazioni» col collega Pierluigi Bersani e i tre segretari confederali, prima che Romano Prodi si esibisca in un one man show. Ma tanto al premier quanto al titolare dell’Economia, Mastella presenta già la lista. Nei panni di Guardasigilli, ricordando che il sistema giudiziario «ha perso in tre anni il 51 per cento, e non si può pretendere che la giustizia funzioni, senza i mezzi necessari». Nelle vesti di segretario dei Popolari-Udeur, pretendendo che «vengano rispettate le promesse fatte ai cittadini», perché se Padoa-Schioppa è un tecnico, «io ho un retroterra, un elettorato al quale rispondere». Le famiglie italiane dunque, «perché è inutile piangere la crescita zero senza fornire strumenti strutturali». E il Sud, «che attende un vero sviluppo sempre negato». La maggioranza «si gioca su questi due fronti il futuro», spiega Mastella, ancor prima che «sui rischi delle dinamiche parlamentari» ai quali in realtà non crede più di tanto. Come uscire da una coperta troppo piccola, visto che per Famiglia e Sud non puoi cavartela con una manciata di milioni? «La soluzione è politica», risponde Mastella spiegando: «Occorre un’inversione di ruoli, bisogna che noi ministri politici diventiamo tecnici, attenendoci alle compatibilità matematiche e lui si trasformi in ministro politico, trovando risposte alle esigenze politiche. Altrimenti...» Altrimenti? «Tutto dipende da lui: la Finanziaria può essere una passeggiata tranquilla, ma pure un percorso accidentato e insidioso. E se Padoa-Schioppa si irrigidisce facendo solo l’economista, rischiamo tutti di finire gambe all’aria».
Il messaggio dev’esser fischiato nelle orecchie di Palazzo Chigi, se già ieri sera il ministro Vannino Chiti, prima di affrontare il palco delle Terme di Telese, ha garantito che «non sarà una Finanziaria di lacrime e sangue». Però Mastella è super propositivo, per trovare i miliardi necessari alle sue richieste, sponsorizza anche la proposta del ministro rifondarolo Paolo Ferrero. E se il commissario europeo Joaquin Almunia invece s’irrigidisce, dice che il rientro del deficit va fatto «entro il 2007», ma quali «due anni» suggeriti da Ferrero, Mastella risponde che ci vuole «elasticità e filosofia mediterranea»: in fin dei conti il 2007 indicato da Almunia «finisce il 31 dicembre», dunque la manovra di rientro «può essere spalmata almeno in un anno e mezzo», in fin dei conti Prodi «sa trattare con Bruxelles, può trovare la clausola compromissoria di giocare sull’anno solare invece che su quello finanziario».
Insomma, per Mastella l’unico rischio serio che si corre sulla Finanziaria viene da Padoa-Schioppa. «Ma se il governo concorda bene e preventivamente coi partiti che lo sostengono i contenuti della finanziaria, potrà andare in Parlamento senza mugugni interni, che sono i più pericolosi. Certo, bisogna accettare che questa volta la Finanziaria sia un prodotto del Parlamento e il governo dovrà limitarsi ad un potere di indirizzo generale, senza decreti e voti di fiducia. Ma ne sono convinto: con meno fiducie e senza accanirsi contro la volontà del Parlamento, reggiamo anche al Senato per cinque anni, senza dover sognare impossibili aiuti dall’Udc».