Mastella: "Batosta incredibile, verifica subito"

Il leader dell’Udeur: "Basta ricatti dai grandi partiti. Visco? Lo vedo a rischio sulla mozione del Polo se il voto è segreto"

Roma - E ora la verifica, urgente anche per il bene del premier, prima di essere «disarcionati senza accorgercene». Clemente Mastella è un fiume in piena, attacca il Partito democratico che «ha preso una batosta incredibile», rivendica all’Udeur un ruolo «determinante nel mantenere in piedi il centrosinistra», è grazie a lui che almeno nel Centrosud l’Unione «ha contenuto le perdite». E se ora ce l’ha con qualcuno, è con chi lo accusa di porre ricatti o lo vorrebbe come il cugino di campagna dell’Unione.
Ce l’ha con Giuliano Amato?
«Ancor più con i politologi e i mezzi politici falliti che s’alzano a dar lezione esortando a tenere in disparte Mastella, ad umiliarlo. Intanto rispondo a Gad Lerner che sì, io faccio il ministro, ma se gli altri 24 suoi amici fanno anch’essi i ministri è grazie ai miei voti. E’ incredibile, questo atteggiamento irriverente. Anche Amato, che pure stimo, mi dispiace che se ne esca contro i ricatti dei piccoli partiti».
Già, anche Amato.
«Ma sì, vorrei sapere dove stà questo ricatto dei piccoli partiti. Io comunque non intendo iscrivermi d’ufficio al Pd che è una costruzione politologica, e ad Amato rispondo che non accetto il ricatto dei partiti più grandi, specie ora che viene in ballo la legge elettorale. Anche Prodi dovrebbe dare più retta a Chiti che a Guzzetta. Queste elezioni hanno dimostrato che il Pd è un partito che non c’è».
Come l’isola di Peter Pan?
«Pur godendo di una spinta mediatica che veniva dai congressi dei Ds e della Margherita, ha preso una batosta incredibile. In diverse aree del Sud, l’Udeur supera il loro risultato».
Basta lezioni dunque?
«Io faccio le campagne elettorali avendo contro costantemente il blog di Grillo come se io fossi nell’estrema destra, pure Santoro e Travaglio, tutta l’intellighentia che non mi sopporta pur se molti di loro sono tornati alla Rai grazie al sacrificio del mio partito. E poi questa idea dell’antipolitica portata avanti dalla sinistra, che finisce con l’avvantaggiare la destra e Berlusconi. Non è in crisi la politica, è in crisi la nostra politica. Facciamo finta di non sapere che gli italiani spendono 9 miliardi di euro per i cosmetici, il doppio di quanto costa la politica».
Sa dire di quanto sia cresciuta l’Udeur, in questa tornata amministrativa?
«L’altra volta quasi non c’eravamo, ma ora siamo cresciuti ovunque. A Battipaglia e Nocera abbiamo fatto il 19%, in Campania abbiamo eletto tra i 15 e 20 sindaci, in Basilicata siamo determinanti per l’Unione. Ed è esilarante vedere la sinistra estrema che mette il cappello sulle uniche tre realtà grandi dove senza di noi non ci sarebbe stata vittoria. Ad Agrigento siamo noi che abbiamo scommesso sul giovane Zambuto, a Taranto vinceremo grazie all’operazione del nostro Ostillio, all’Aquila l’Udeur ha fatto il 9%. Ma quelli cantano perché il candidato è di sinistra. Grazie al cavolo, a me il candidato non lo danno mai, sono costretto a giocare su quello degli altri».
Che cosa insegnano queste elezioni?
«Qualcuno sa spiegarmi, questa forte crescita di Berlusconi? E’ che ha spaziato nell’area di centro, facendo man bassa. E’ diventato una sorta di Dc del nuovo millennio, tenendo dentro il ceto medio, gli imprenditori e strappando voti ai Ds pure nel mondo operaio. Era la Margherita, che doveva tendere a questo e dilatarsi al centro, e dunque il Partito democratico s’è rivelato un fallimento. Perché la sinistra deve fare la sinistra, e oggi il Pd complica la vita anche al governo».
Prodi non è di questo avviso.
«Prodi dovrebbe pensare di più al governo e meno al Pd. Ma è un dato di fatto che prima la mediazione tra Mussi e Fassino avveniva nei Ds, ora invece deve farla Prodi, e questo finisce col logorare il governo».
Anche per questo chiede il «tagliando», insomma la verifica?
«Se non fai la verifica adesso, quando la devi fare? Io chiedo la verifica per evitare di essere disarcionati. Altrimenti al disarcionamento ci arriviamo di fatto, senza nemmeno rendercene conto».
Potrebbe arrivare ora al Senato, sulla mozione contro il viceministro Visco?
«Non credo, anche se temo le guerre intestine che potrebbero scatenarsi. La vedo a rischio, se si vota a scrutinio segreto».
Verifica prima, o dopo il ballottaggio?
«Al più presto, perché ci serve una cabina di regia. Dobbiamo toglierci di dosso l’immagine del governo delle tasse, e io continuo a chiedermi perché non si può parlare di riduzione dell’Ici. Al ballottaggio non andrà male, ma c’è il rischio che venga letto come una falsa ripresa: perché alle politiche, non si vota in due turni».