Mastella blocca la fiction: turba i giudici

da Milano

Però che tempismo. La fiction La vita rubata sull’assassinio di Graziella Campagna, prevista su Raiuno il 27 novembre, è stata rinviata in quattro e quattr’otto a data da destinarsi. Una nota ufficiale della Rai annuncia che la direzione generale ha accolto «la richiesta del presidente della Corte di Appello di Messina che, attraverso il ministro di Giustizia, ha segnalato come la messa in onda della fiction avrebbe potuto turbare la serenità dei giudici della Corte d’Assise d’Appello che dal 13 dicembre si riuniranno in udienza proprio per il processo che riguarda l’assassinio di Graziella Campagna». In poche parole, la trasmissione rischierebbe di condizionare il verdetto. E quindi, secondo quanto si è appreso, il ministro Mastella sarebbe prontamente intervenuto con una lettera indirizzata al direttore generale Claudio Cappon perché non sia mai che un programma tv possa interferire con una sentenza. Naturalmente passa in secondo piano che la sentenza riguardi un fatto avvenuto 22 anni fa per il quale nessuno ha ancora pagato. Graziella Campagna aveva 17 anni e fu uccisa a Saponara, piccolo centro in provincia di Messina. Lavorava in una lavanderia e ritrovò per caso in una camicia alcuni documenti compromettenti. E così la mafia decise di farla fuori. Fu abbattuta con cinque colpi di lupara e nascosta in montagna dove fu ritrovata sfigurata tre giorni dopo. «Gli esecutori - ha ricordato qualche giorno fa il fratello Pietro - furono arrestati ma nonostante il processo furono liberati». Principale accusato è Gerlando Alberti jr, figlio dell’omonimo boss, che in primo grado ha preso l’ergastolo ma sta ancora aspettando la sentenza definitiva. Naturalmente la reazione del protagonista Beppe Fiorello è stata molto aspra: «Così la povera Graziella viene uccisa due volte». Dal set in Marocco dove sta girando un’altra fiction, l’attore va giù pesante: «Questo film poteva essere un modo per aiutare i Campagna. Invece, e parlo da cittadino non da attore, offriamo ulteriori garanzie a questi assassini che da oltre vent’anni la scampano. Dispiace constatare che preferiamo atteggiamenti garantisti a vantaggio di chi questa garanzia non la deve avere perché ha distrutto una vita così giovane. Siamo un Paese in cui la verità è calpestata, insabbiata, incerottata. Mi auguro che la situazione si sblocchi: il pubblico deve conoscere questa storia. Qui c’è una ragazza morta barbaramente per aver incrociato sulla propria strada Cosa Nostra e c’è un fratello, Pietro, che ha dedicato la vita a ridare dignità alla propria famiglia».
Da rifletterci su.