Mastella boccia l’Unione coi radicali «Così rischiamo il suicidio collettivo»

Il leader dell’Udeur: se c’è Pannella tocco ferro, ha vinto solo un referendum

Giuseppe Salvaggiulo

da Milano

Saranno anche «primarie all’italiana», ma l’aria della campagna elettorale galvanizza Clemente Mastella. Tra amarcord americani sulle primarie tra Carter e Ted Kennedy, scenari italiani («Vedrete: il candidato della Cdl non sarà Berlusconi») e un pensiero per Fazio («Deve farsi da parte, ma non mi sono piaciuti il cinismo e l’acredine di Tremonti»), la tappa milanese del suo tour riserva due avvisi ai naviganti del centrosinistra. Primo: le unioni civili non devono entrare nel programma dell’Unione. Secondo: se accettate Pannella, io me ne vado.
Diktat che poggiano su due convinzioni. Ideologica: senza i voti cattolici si perde. Elettorale: «Nel maggioritario, l’Udeur conta più di Rifondazione. Nelle Regioni rosse si vince anche senza Bertinotti, in Campania senza di me si perde. Come dicono gli americani, la Campania è uno Stato chiave. Queste dell’Unione sono primarie all’italiana, i leader dei partiti principali non si presentano: cosa mai vista in nessuna parte del mondo. Voglio garanzie sui seggi. In alcune regioni sono troppi, in altre troppo pochi. Ho detto agli alleati: serve serietà. Se litighiamo sui seggi delle primarie, figuriamoci quando discuteremo dei seggi veri: sarà un’ira di dio».
Questioni etiche. «Se ci sono i Pacs, io non firmo il programma elettorale del centrosinistra. E Prodi sbaglia a dire che su quella proposta di legge nell’Unione siamo tutti d’accordo. Tutti tranne noi, che non l’abbiamo firmata e non la firmeremo. A meno che Prodi non ci consideri fuori dall’Unione: in tal caso me lo dica, evito questa fatica delle primarie... Attenti a fare la guerra al mondo cattolico: la linea Zapatero, siccome l’Italia non è la Spagna, ci porterebbe alla sconfitta netta. Rischiamo di finire come certe sette americane... avete presente i suicidi collettivi?».
Capitolo Pannella. «Se al tavolo dell’Unione si siede lui, io mi alzo e me ne vado. Dalle mie parti si dice: “Chi ha fatto l’inverno, fa anche l’estate”. Dov’era Pannella, mentre noi facevamo le battaglie contro Berlusconi? Dov’era, quando vincevamo le Regionali? Si offriva di qua e di là: se l’avessi fatto io, sarei un voltagabbana, mentre lui è un benemerito della democrazia e della Repubblica. Questo è randagismo politico. E quando attaccava Prodi su Telekom Serbia? Come posso stare con uno che dice a Ruini: “Fatti una canna?” E poi Pannella porta jella. Dove va lui si perde, ha vinto solo una volta un referendum. Se c’è lui, io tocco ferro».
Il programma che ancora non c’è. «Il vero problema è la politica estera. E lo creerà Rifondazione. Prodi deve farsene carico. Meglio farlo subito, dopo le elezioni sarà una bella bagarre».
Uno sguardo dall’altra parte. «Certo, con tutti i leader in campo le primarie del centrodestra sarebbero un’esperienza più interessante. Ma quando si mette in discussione un presidente uscente si perde. Nel 1978 andai in America per le primarie democratiche. Carter era presidente uscente, Ted Kennedy lo sfidava dicendo: “Con lui si perde”. Ecco, Berlusconi è Carter, Casini è Kennedy. Forza Italia è un corpaccione mediatico. Lasciate perdere i sondaggi: per una vecchietta un conto è dire al telefono “Voto Berlusconi”, un altro andare domenica mattina a votarlo. Alle primarie Berlusconi prenderebbe il 40-45%: anche vincendo, sarebbe un leader dimezzato. E mica lo ha dimezzato l’opposizione, lo hanno dimezzato i suoi alleati. Per questo credo che il candidato della Casa delle libertà non sarà Berlusconi. Lui non è sciocco: senza gettare la spugna, perché non è da lui, troverà un modo intelligente per fare un passo indietro».
E senza Berlusconi, anche Prodi sarebbe dimezzato? Impossibile: «Noi siamo prigionieri politici delle primarie: chi vince sarà il leader».
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it