Mastella chiede il rimpasto a Prodi

Il leader Udeur: "A gennaio la verifica. Bisogna snellire il governo". Il premier: "Per ora la squadra resta
questa"

Roma - Nasce da quella che i suoi chiamano «amarezza politica» l’improvvisa richiesta di «tagliando al governo» che il Guardasigilli Mastella ha lanciato ieri.
Il ministro l’ha buttata là da Torre Annunziata, dove era in visita al tribunale: «A gennaio sarebbe giusto rivedersi per vedere che cosa fare, snellire il governo, guardare a condizioni diverse». Le parole «verifica» e «rimpasto» sono subito rimbalzate a Roma, mettendo in agitazione un centrosinistra nervoso, che entra in fibrillazione a ogni stormir di fronde. Secondo Mastella, «anche in Francia e Germania si cambiano ogni tanto i ministri. Magari anche il titolare di Grazia e Giustizia. Io non ho difficoltà». Il messaggio, spiegano nell’Udeur, è proprio questo: Mastella «vuole segnalare che lui non è attaccato alla poltrona». Non a quella, perlomeno. Anzi: a gennaio, se mai il governo dovesse superare indenne la Finanziaria, il famoso «rimpasto» ci sarà. E il prezzo lo pagherà tutto il neonato Partito democratico, che oggi, come denuncia il capogruppo mastelliano Fabris, «occupa tutto il ponte di comando del governo», con i suoi 17 ministri ds e Margherita (su 25 totali). Lo vuole fare anche Prodi, che non a caso ha dato via libera in finanziaria all’emendamento taglia-ministri presentato dai senatori Manzione e Bordon.

E a quel punto, il Guardasigilli vorrebbe cambiare dicastero. Non vuole più fare il parafulmine del «conflitto tra magistratura e politica che sta tornando in auge», come ha denunciato ieri. «Lui ce l’ha messa tutta - spiega Fabris - per tentare una pacificazione tra politici e giustizia. Ma ha constatato che è impossibile, pagando anche un prezzo sulla sua pelle. A questo punto, se la prenda qualcun altro quella patata bollente». Via Arenula addio, dunque. Con una sola avvertenza: mai e poi mai quella poltrona deve finire nelle grinfie di Di Pietro, l’incubo di Mastella in questi anni di governo. «Ma tanto nessuno nel centrosinistra se lo sogna», assicura Fabris.

L’ulivista Marina Sereni bacchetta Mastella: «Niente ultimatum, serve disponibilità a confrontarsi sulle soluzioni». Ma la sinistra dell’Unione apre all’idea di una riduzione dei ministeri: «Un confronto nella maggioranza serve, e se si vuole una semplificazione benissimo, considerato che noi abbiamo un solo ministro», spiega il segretario di Rifondazione Giordano. Il capogruppo verde Bonelli si dice «d’accordo con la riduzione di ministri e sottosegretari, ma non comprendo la necessità di alimentare costantemente le fibrillazioni dentro l’Unione». I socialisti chiedono «un chiarimento di fondo» che porti ad un Prodi bis: lo ribadiscono sia Angius che Boselli. Uno degli obiettivi, dopo il fallimento della Rosa nel pugno, è quello di un giro di poltrone che porti lo Sdi nel governo, a discapito della radicale Bonino. Per una ragione o per un’altra, insomma, un cambio di compagine lo vogliono quasi tutti.

Anche Prodi, impegnato pancia a terra a recuperare tutti i possibili dissidenti del Senato per non cadere sulla Finanziaria, che da settimane sta corteggiando Dini con l’offerta di poltrone di peso nel governo. Ma il premier, che vuole evitare ogni possibile malumore tra ministri e sottosegretari che si sentono in bilico, continua a frenare: «Per ora la squadra resta questa».