Mastella: col referendum elettorale via dal governo

Nuovo altolà del leader dell'Udc che minaccia la crisi. Fini invece firma per la consultazione ma spiega: &quot;Se si raccolgono le firma in Parlamento si lavora in modo più spedito e convinto per varare la riforma&quot;. <a href="/a.pic1?ID=173348"><strong><font color="#ff6600">Partita la raccolta delle firme: ecco i tre quesiti</font></strong></a>.<strong> </strong>Il Cavaliere:<strong> <a href="/a.pic1?ID=173341">&quot;Sì al sistema tedesco&quot;</a></strong>

Roma - Le nuvole tornano ad addensarsi sul governo minacciandone la stabilità. Questa volta non si tratta di politica estera ma di legge elettorale, con i piccoli partiti che minacciano ferro e fuoco nel caso in cui un nuovo meccanismo di voto dovesse mettere in crisi la loro esistenza. Ad accendere le polveri, come peraltro aveva già fatto in passato, è il ministro Clemente Mastella, leader dell'Udeur. "Se parte la macchina e viene dato l'annuncio che si va al refendum sulla legge elettorale, esco dal governo". Mastella lancia un nuovo avvertimento-ultimatum agli alleati del centrosinistra, anche se tiene aperta la porta augurandosi che "nel frattempo il parlamento abbia un sussulto". Quanto al premier, Mastella non ha dubbi: "Prodi ha fatto la sua parte" per fermare il referendum, anche perché "credo che sia qualcosa che si muove contro Prodi".

Berlusconi: "Premio di maggioranza" Il Cavaliere non interviene direttamente sull'argomento del giorno, i referendum, ma dice la sua sulla legge elettorale, chiarendo come, a suo modo di vedere, dovrebbe essere congeniata. L'ex presidente del Consiglio non nasconde di preferire il sistema tedesco, e sottolinea come sarebbe opportuno reintrodurre il premio di maggioranza nazionale per il Senato con "un utile sbarramento del 3-4%. Una cosa, questa, peraltro prevista dalla precedente legge elettorale e accolta da tutti i partiti".

Fini: firmo così il Parlamento non dorme "Ho firmato perché se si raccolgono le firme, in Parlamento si lavora in modo più spedito e convinto per una nuova legge elettorale. Senza la raccolta delle firme il Parlamento perde soltanto tempo in discussioni infinite su proposte contraddittorie". Il leader di An Gianfranco Fini spiega la sua decisione subito dopo aver firmato per i referendum sulla legge elettorale. "Ora - ha ammonito - il Parlmento dovrà affrontare la questione e decidere si e ci sono le condizioni per una nuova legge elettorale, altrimenti la parola passerà ai cittadini". "I tempi per fare la legge - ha spiegato - ci sono, bisogna vedere se c'è la volontà politica". Fini è scettico su quanto riferito ieri in Parlamento dal ministro delle Riforme Chiti. "Se si fa come dice Chiti che propone uno sbarramento del 5% a partire dal 2016, allora si è in presenza di un comportamento che non depone a favore di una volontà riformatrice".

Parisi: la mia firma è un impegno con gli elettori "Un anno fa, così come tutti i candidati dell'Ulivo, mi sono presentato agli elettori assicurando tra i miei primi impegni quello di sostenere l'abrogazione della legge che già allora veniva chiamata una porcata. Sono qua per mantenere quell'impegno", il ministro della Difesa, Arturo Parisi, va avanti sulla strda annunciata da tempo. "Sei mesi fa - ha aggiunto - abbiamo depositato il quesito in Cassazione che oggi viene presentato ai cittadini. Sei mesi sono passati più o meno invano. Al ceto politico è difficile prendere decisioni che riguardano il ceto politico senza un forte mandato dei cittadini e tuttavia non dispero che il Parlamento possa dare risposta alla domanda che oggi viene raccolt".

Pecoraro: il referendum è incostituzionale "Il referendum è incostituzionale e non verrà ammesso al voto". Ne è convinto il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. "L'attuale legge è un porcellum - afferma Pecoraro - il referendum la trasformerebbe in un superporcellum. In pratica si creerebbe una specie di legge Acerbo, con listoni bloccati, premio di maggioranza e senza preferenze". Pecoraro sostiene una riforma della legge elettorale simile a quella di regioni, province e comuni.

La Lega: no, è un errore Il referendum sulla legge elettorale avrebbe come conseguenza di "cancellare la rappresentatività democratica senza garantire stabilità e governabilità: bisogna trovare un accordo entro le amministrative per fare una riforma, altrimenti se si andrà a votare per il referundum, ognuno andrà per sè". Questa la posizione della Lega. "Il referendum è un pungolo perchè il Parlamento legiferi - ha Roberto Calderoli - è uno stimolo che può essere giusto. Ma se passasse, peggiorerebbe solo le cose, obbligherebbe al bipartitismo cancellando una serie di partiti e di forze territoriali le quali, piaccia o no, sono votate da milioni di italiani e non garantirebbe la governabilità".
"Bisogna fare una nuova legge e farla subito - ha aggiunto il capogruppo alla Camera, Roberto Maroni - serve trovare un accordo entro le amministrative per fare una riforma, altrimenti si andrà a votare per il referundum, ma ognuno andrà per sè".