Mastella: «Conflitto d’interessi? Che sbaglio, lasciamo perdere»

Intervista al guardasigilli: un errore prendere a schiaffi l’opposizione adesso che su Finanziaria e Libano cerchiamo collaborazione

nostro inviato a Telese (Benevento)
Il conflitto di interessi? Prodi sbaglia; anzi è «sbagliatissimo riproporlo ora: stiamo andando in Libano, cerchiamo la collaborazione della Cdl sulla finanziaria, e andiamo a dargli questo schiaffo!». La riforma della giustizia? «Voglio farla come per l'indulto, con intese più larghe possibili. Non sono un bulldozer, e la legge Castelli è tutt'altro che da buttare. Anzi, è una buona base di discussione». La finanziaria? «Non sopporterò altri tagli al bilancio del mio ministero, abbiamo già dato. E comunque sono fiducioso, perché la finanziaria dovremo giocarcela in Parlamento: Padoa-Schioppa e Prodi non ci devono nemmeno pensare a fare la finanziaria coi decreti e i voti di fiducia».
E questo è Clemente Mastella, ministro della Giustizia, in un’intervista al Giornale e Avvenire ieri mentre attendeva a Ceppaloni la turba di giornalisti e notabili Udeur per il tradizionale pranzo ai bordi della piscina - c'è un aggiornamento, come per i pianeti: tecnici super partes hanno stabilito che è a forma di lampadina - imbandito dall'infaticabile Sandra Lonardo, moglie, madre di tre figli e presidente del parlamentino campano. Ma il guardasigilli, che denuncia la crisi economica del sistema giudiziario costretto «a cercare sponsorizzazioni per poter fare le fotocopie», ha in serbo ancora un nuovo colpo di scena: la grazia ad Adriano Sofri. Promette, poiché lo impongono esigenze umanitarie, «ma prima di ogni passo parlerò con la famiglia Calabresi».
Ministro Mastella, anche lei per una nuova legge sul conflitto di interessi, hic et nunc?
«Per niente, anzi. Penso che sia un errore madornale proporre il tema adesso, sapendo oltretutto che non abbiamo i numeri per affrontarlo. Beninteso, una revisione della legge Frattini ci vuole, tornerebbe utile anche a Silvio Berlusconi e credo che anche il centrodestra la ritenga necessaria. Ma agitare il conflitto di interessi ora, quando la Cdl ha votato con noi la missione in Libano e stiamo tutti lì ad auspicarne il contributo attivo per la finanziaria, è da masochisti. Perché tirare una tale schiaffo in faccia all'opposizione?».
Non sarà forse per puntare ad altro, far dimagrire d'autorità le tv di Berlusconi?
«Se è così, tengo a far sapere che ho già tranquillizzato Fedele Confalonieri: garantisco io che Mediaset, nella riforma della legge Gasparri, non sarà minimamente penalizzata. Ma vogliamo scherzare? Qualcuno pensa davvero di far del male ad un grande gruppo italiano che dà lavoro a migliaia di persone?».
E allora che c'è dietro il fumo del conflitto di interessi?
«Non vorrei che questo fuoco di sbarramento sia stato alzato per distogliere l'attenzione della gente e far passare in sordina un'altra riforma punitiva delle pensioni, che è un'idea scellerata. Questo, succedeva con Goebbels. Ma se l'Udc si offre volontaria per una finanziaria di rigore lo fa strumentalmente, perché in ogni caso non ci staremo né noi né la sinistra».
Minaccia anche stavolta le dimissioni, se le tagliano i fondi alla giustizia?
«No, ora c'è il Mastella responsabile, mi faccio in quattro per difendere l'esistente. Per questo avevo chiesto di spalmare la stangata in un anno e mezzo, e per questo chiedo di ridurre la nostra presenza in Afghanistan: se lo chiedo io, centrista e moderato, disinnesco l'esplosivo rappresentato dalla sinistra radicale. Però al ministro Padoa-Schioppa e anche a Prodi l'ho detto chiaramente: la giustizia, negli anni del centrodestra, ha perso il 51%; se dunque agli altri ministeri viene chiesto un taglio, al nostro come minimo vanno dati i fondi dell'anno scorso, con l'impegno di aumentarli l'anno prossimo, perché il bilancio della giustizia più che tagliato è stato taglieggiato. Altrimenti, si va al disastro».
Come va fatta, questa finanziaria?
«Bisogna accantonare ogni tentazione di fare decreti, o peggio ancora maxiemendamenti con voto di fiducia. Al Senato ogni voto è a rischio, dunque bisogna ascoltare con attenzione quanto viene dal centrodestra, oltre che dalla nostra base parlamentare, che non gradisce i diktat. Bisogna farsene una ragione: questa volta la finanziaria sarà un prodotto della volontà parlamentare. E il governo deve inventarsi uno scatto di fantasia, proporre un sogno agli italiani. Che so, dire che questa volta bisogna fare sacrifici, ma che l'anno prossimo nel Sud crescerà l'occupazione, e le famiglie avranno incentivi seri e strutturali».
E per il suo ministero?
«Anche l'opposizione dovrà rendersi conto che per far funzionare la giustizia ci vogliono i soldi. E io non sono un bulldozer, non cerco lo scontro. È vero che la riforma Castelli ha bisogno di qualche correzione, ma in sostanza si tratta soltanto di trovare una mediazione tra la separazione delle carriere dei magistrati voluta dal centrodestra e la separazione delle funzioni propugnata dal centrosinistra. È impensabile sperare che funzioni la giustizia, facendo infuriare tutti, ma proprio tutti i magistrati d'Italia. Ci vuole un'intesa, ne sono convinto. E mi impegnerò per un percorso come quello che ha portato all'indulto, perché i cittadini vogliono una giustizia che funzioni. Ma lo sa che per i tagli di questi ultimi tre anni, alcuni tribunali non riescono più a pagarsi le fotocopie, e stanno cercando sponsor per la carta?».
Sì, pare che avremo copie di sentenze bordate «bevete Coca Cola» o «grande Intesa San Paolo». Ma pensa ad altre riforme nella giustizia?
«Non penso soltanto ai due soli gradi di giudizio nei processi civili, penso anche ad altre riforme come la riduzione dei centri di intercettazione: ce ne sono centinaia, con grandi spese e scarso controllo, ne bastano venti. E così la riduzione dei tribunali: ce ne sono troppi, il Piemonte ne conta 17 su 8 province. Lo so che da destra a sinistra si leverà il coro in difesa di un retaggio che risale a prima dell'unità d'Italia, ma ho già pronta la soluzione. Qualche Comune, o Provincia o Regione, vuole conservare il tribunale di Lagonegro, tanto per fare un nome? Bene, contribuiscano al 50% dei costi».
Lei ha propiziato la grazia a Ovidio Bompressi. E Adriano Sofri? Ora è ai domiciliari ma alla fine dell'anno dovrebbe rientrare in carcere, e la moglie sta male, ricoverata in America.
«Come uomo, Clemente Mastella trova disumano che non si possa stare accanto alla moglie ammalata. Come ministro, devo tenere conto di tante, tante cose. Ma entro la fine dell'anno questo problema andrà affrontato: Sofri è un uomo che ha patito e ha pagato. Di certo, non ripeteremo l'errore fatto con la grazia a Bompressi, quando la famiglia Calabresi, il cui comportamento è sempre stato esemplare, lo ha saputo dai giornali. Stavolta, prima di compiere anche il minimo passo, andrò io stesso a parlare con i famigliari dell'eroico commissario».