Mastella: «Così ho vinto la battaglia dei 75mila»

Gianni Pennacchi

nostro inviato a Lampedusa

Non è che ha abbandonato il Consiglio dei ministri anzitempo, per non trovarsi costretto a votare contro la Finanziaria? «Nooo!» risponde Clemente Mastella sgranando esageratamente gli occhi, «può testimoniarlo anche lei: stiamo volando a Lampedusa perché ho preso un impegno con quegli isolani coraggiosi e generosi, e non voglio farli aspettare» più di tanto. «Però...», sussurra il ministro della Giustizia quasi ad alleviare il peso dell’alibi addossato al giornalista.
Però?
«Però quando me ne sono andato, dopo che m’hanno promesso di elevare il tetto per l’aliquota Irpef del 43 per cento da 70 a 75mila euro, l’ho detto forte e chiaro a tutti: io per correttezza, come ministro voto la Finanziaria, ma se voi non accogliete le richieste minime che sto facendo, come senatore voterò contro la Finanziaria. Allora D’Alema m’ha fatto: ti rendi conto, se voti contro come senatore tu smetti di essere ministro. E io: certo che me ne rendo conto, ma se io voto contro, pure tu non sei più ministro perché cade il governo».
Questa da 70 a 75mila euro è una sua vittoria?
«Sì, perché mi sono imposto. E spero che non facciano scherzi. Così come per un maggiore impegno a favore del pubblico impiego, perché pure quello è ceto medio che non va penalizzato».
E se mentre lei va a Lampedusa, il governo riscende a 70mila?
«L’ho detto, faranno i conti col senatore Mastella. In ogni caso questa Finanziaria la si farà in Parlamento, facendo i conti con i nostri gruppi e con l’opposizione, perché al Senato siamo costantemente a rischio ed è altamente sconsigliabile pensare di procedere a colpi di maxiemendamenti e voti di fiducia».
Ha dovuto faticare o litigare con qualcuno, in questo Consiglio dei ministri?
«No, almeno fino a quando li ho lasciati il clima era abbastanza sereno. Soltanto che a un certo punto è spuntato un comma che limava qualche beneficio economico ai magistrati. Allora sono insorto: ragazzi, già ho gli avvocati contro e ora volete inimicarmi anche i magistrati... che devo fare, soltanto il ministro dei detenuti? Il taglio è stato accantonato».
Eppure fuori, giungevano echi di liti feroci.
«Ma no, è quel che avviene in ogni Consiglio dei ministri della nostra storia repubblicana quando si vara la Finanziaria. Certo, ognuno cerca di tenere le sue posizioni, ma tutti si rendono conto che più di tanto non si può tirare. Anche io mi sono arroccato su un paio di punti, solo quelli, sottolineando che sono irrinunciabili. E l’ho detto a Prodi e Padoa-Schioppa: se non volete brutte sorprese in Parlamento, diteci quali sono i punti sacrali di questa Finanziaria, quelli che se li tocchi cascano tutti i punti, e per il resto lasciate libertà ai nostri parlamentari. Ma se parti col “non si tocca niente” si va al disastro: io lo conosco bene, il Parlamento...».
Sono stati fatti errori?
«Ma sì, e l’ho anche detto ai ministri della sinistra radicale. Come gli sono venuti in mente quei manifesti “Anche i ricchi piangano”? E che è, la telenovela punitiva? Potevano fare “Anche i poveri ridano” e facevano miglior figura. Che facciamo, la guerra ai ricchi?».
Sta andando a Lampedusa, approdo dei dannati della Terra. C’è posto anche per questo nella Finanziaria?
«Lampedusa non è soltanto la porta Sud dell’Italia, lo è dell’Europa e gli isolani si comportano mirabilmente dimostrando generosità e sopportando non pochi sacrifici. Io l’ho detto in Consiglio dei ministri: se Campione, già gratificata col Casinò, è la porta Nord d’Italia e pagano meno tasse, la benzina è meno cara, perché non diamo analoghe misure a Lampedusa dove tutto è più caro? Visco mi ha risposto che ho ragione, ma che non possiamo intervenire in concorrenza con la Regione Siciliana. Bene, allora facciamoci carico di questo problema insieme alla Sicilia; ma non è possibile che il peso dell’accoglienza di tutti quei poveri immigrati che giungono con le carrette del mare pesi interamente sui cittadini di Lampedusa».