Mastella disprezza Di Pietro: "E' un analfabeta del diritto"

Il ministro esce dall'udienza con il pontefice e attacca: &quot;Io non ho mai avuto prestiti&quot;. E su De Magistris: &quot;Idolo di cartapesta, m'indaga per diventare un'eroe. Di Pietro attacca: <a href="/a.pic1?ID=214936" target="_blank"><strong>&quot;Decida Prodi se il Guardasigilli può restare al governo&quot;</strong></a>

Roma - Che direste voi ai giornalisti e alle telecamere se il Papa in persona vi avesse consolato e rincuorato, spronato a non cedere e andare avanti con coraggio, vi avesse illuminato col sacrificio di Nostro Signore al cui confronto i nostri sono ben poca cosa, e le parole del Vangelo che definisce «beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli»? Clemente Mastella che è un buon cristiano ma pure leader del Campanile e Guardasigilli sotto tuoni e fulmini, è uscito ieri dall’incontro con Benedetto XVI, dopo il pontificale napoletano, e aveva gli occhi umidi di commozione.

È avvezzo ormai alla benedizione personale di Ratzinger, essendo l’uomo di governo più gradito in Vaticano dall’inizio di questa tempestosa legislatura. Ma stavolta era lui ad aver bisogno della carezza del buon pastore, assai più che nelle campagne contro i Dico o per la famiglia. E forte del viatico papale che gli ha lenito ferite ed amarezze, ha dato la stura a tutto quel che tratteneva in petto, muovendo al contrattacco. Contro il collega ministro Di Pietro, «analfabeta del diritto». Contro il pm De Magistris, «idolo di cartapesta». E contro gli alleati della sua stessa maggioranza ribadendo che se salta il governo «è meglio che si vada al voto». Ovviamente, ai giornalisti non ha raccontato nulla di quanto gli ha detto il pontefice, né tanto meno ha mostrato l’ennesimo rosario ricevuto in special dono.

«Ho incontrato il Papa. Sono totalmente sereno», s’è limitato a dichiarare Mastella. E sicuro, ha subito affrontato la questione che più lo chiama in causa, appunto l’inchiesta giudiziaria di Catanzaro: «La mia idea di peccato è quella che hanno i cattolici: per commetterlo bisogna avere piena avvertenza e deliberato consenso; e io non credo di aver commesso nessun reato in piena avvertenza e deliberato consenso. Quindi sono tranquillo, non invocherò cavilli: non ci sono problemi se la giustizia è amministrata a Catanzaro o a Katmandu, quando sei forte in te stesso e conosci te stesso».

Luigi De Magistris? «Per essere un magistrato che fa un’indagine parla troppo. I magistrati dovrebbero essere più sereni ed esercitarsi su quelli che sono gli elementi dell’attività giudiziaria. E proprio su questa voglio ribadire che ora sono io a volere che vada avanti perché sono una persona perbene». Poi s’è scaldato, raccontando ancora una volta di essersi scoperto indagato «a mezzo stampa e non in modo ufficiale. In quale paese al mondo, accade una cosa del genere? Io, ministro della Giustizia, ufficialmente non so nulla e vengo fatto passare come un piccolo criminale e truffatore. Francamente, mi pare una cosa sconcertante per la giustizia italiana».

Come un fiume in piena, s’è rivolto direttamente al magistrato, che teme di ricevere «proiettili e tritolo». Sorridendo, Mastella ha commentato che «quanto ai toni esasperati, al tritolo eccetera, quasi che qualcuno di noi o qualcuno legato a bande possa mandar tritolo, De Magistris stia tranquillo. Mi piacciono i fuochi pirotecnici ma non è che...». E come un giornalista gli ha ricordato che quel pm è ormai un eroe per molti ragazzi calabresi, ha fulminato seccamente: «Se il Paese vuole eroi nazionali di questo tipo se li tenga. Ma quale eroe nazionale o idolo, altri sono gli eroi. Gli idoli cadono perché sono di cartapesta, non confondiamo gli eroi con gli idoli a cui la piazza fa riferimento. Non confondiamo Barabba e Cristo».

Volete che ignorasse il ministro delle Infrastrutture, che lo punzecchia dai primi giorni di vita del governo? Sarà che stavolta Tonino Di Pietro si appella al premier chiedendo che lo dimetta, però Mastella è andato giù come un maglio: «Se ogni tanto leggesse qualche libro di diritto, eviterebbe le gaffe che ha appena fatto: l’avocazione di un’inchiesta non significa interruzione o sospensione: come c’è l’indipendenza del pm c’è quella della procura. Di Pietro non conosce il diritto e parla come se l’inchiesta fosse finita. A questi spericolati costituzionalisti e analfabeti del diritto dico che quando parlavo al telefono e dicevo “fatti autorizzare”, era in relazione alle elezioni e a un voto. Nessun affare, gli affari ce li ha in testa Di Pietro: a differenza di lui io non ho Mercedes nè 100 milioni che qualcuno mi ha prestato».

Indietro non si torna, sarà che è stanco di far l’«anello più debole» della catena governativa, quello da spezzare per consentire la staffetta tra Prodi e Veltroni a Palazzo Chigi, ma il leader di Ceppaloni ribadisce l’avvertimento agli alleati: «Continuo a ritenere che laddove venisse meno la maggioranza o saltasse al Senato, qualora fossi chiamato dal presidente della Repubblica, gli dirò che sono per il voto e non per governi tecnici o di piccole, medie, grandi intese». Vedi quanto corrobora, la benedizione del Papa?