Mastella: «Via da domani ai controlli su Telecom»

Gian Maria De Francesco

da Roma

Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, avvierà da domani un’azione di carattere amministrativo per verificare le modalità di gestione delle intercettazioni telefoniche da parte di Telecom Italia. È stato lo stesso guardasigilli ad annunciare il provvedimento nel corso del suo intervento alla Festa dell’Unità ieri mattina a Napoli.
«Siccome Telecom - ha spiegato il ministro - è attraversata da una bufera per uno strumento che è investigativo, da lunedì attiverò i miei uffici per garantire che ci sia pulizia morale e non detriti o derive». Mastella si è guardato bene dall’utilizzare il termine «ispezione», ma appare improbabile che i funzionari del ministero non controllino direttamente il funzionamento delle centrali di ascolto dell’operatore telefonico. «Non lo so se si può chiamare ispezione - ha precisato il leader dell’Udeur - ma è una forma di tutela. Voglio vedere come è condotta l’attività in termini amministrativi, cioè vedere amministrativamente tutto quello che è connesso a quello che si è verificato».
Insomma, un’indagine in punta di piedi, che sarà portata avanti dalla Direzione generale del ministero, per accertare eventuali irregolarità senza penalizzare i dipendenti del settore e la stessa Telecom in quanto società quotata in Borsa. Ma, soprattutto, si tratta di una decisione che blocca sul nascere gli orientamenti punitivi nei confronti del gruppo guidato da Guido Rossi emersi all’interno della coalizione di centrosinistra. «Non voglio criminalizzare nessuno - ha ribadito Mastella in serata dalla festa dell’Italia dei valori a Vasto - né determinare una depressione del titolo Telecom. Ci sono problemi di azionariato, problemi che riguardano i lavoratori e quindi mi pongo a metà». Una stoccata rivolta al presidente della commissione Giustizia del Senato, il diessino Cesare Salvi, e al suo vice, il diellino Roberto Manzione, che avevano addirittura invocato il ritiro della concessione per l’operatore telefonico.
Secondo il ministro, infatti, bisogna contemperare la necessità di fornire garanzie «a chi ha intercettato legalmente» e quella di «eliminare i motivi di preoccupazione per la tutela della persona». Anzi, nel corso di un vivace faccia a faccia con il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, Mastella ha messo l’accento sullo spirito leguleio del provvedimento. «Nulla di claudicante - ha ribadito - dal punto di vista normativo. Nei controlli da me disposti alla Telecom non c’è nulla di canagliesco». Una scelta che discende direttamente dal decreto sulle intercettazioni. «Quella che abbiamo fatto venerdì - ha affermato - è l’unica legge ad personam che piace a me, cioè a tutela del cittadino. Siamo arrivati a 1.165 persone normali intercettate illegalmente. Bisogna riportare legalità e tranquillità». Una serenità non anestetizzante come quella del presidente del Consiglio, ma finalizzata a riportare la democrazia. Anche in ambito «economico e finanziario» perché «chi viene in Italia ad investire e sa che viene schedato, teme riflessi sulla Borsa».
Una scelta democristiana coerente con la natura di Mastella. Che in quel di Vasto si è lasciato andare anche alla nostalgia. «Io - ha rivelato - non voglio essere considerato figlio dell’ancien régime, ma rimpiango la Sip e la Stet che nella telefonia erano trainanti. Li preferisco all’azienda di oggi che, dopo la privatizzazione, ha accumulato 40 miliardi di debiti».