«Mastella e Parisi giustizialisti ammuffiti»

Luca Telese

da Roma

Non c’è nessuno meglio di Beppe Fioroni per monitorare gli umori dell’ala popolare della Margherita. E, a sorpresa, il deputato centrista (reduce da una vacanza «sanitaria» in Croazia) si sente tanto «epaticamente depurato» (nel senso del fegato) quanto politicamente affranto per le polemiche intorno al caso Unipol. La parola d’ordine? Difendere gli alleati ds anche rispetto agli affondi dai compagni di partito.
Onorevole Fioroni, sul caso Unipol sta scoppiando una guerra di religione fra Ds e Margherita?
«Aspetti che ci arrivo... Prima mi preme precisare che il dibattito sulla questione morale a Ferragosto è un errore grave, sia per i politici sia per i giornali».
Se le intercettazioni saltano fuori ora non è mica colpa nostra. Che dice?
«Poi ci arrivo... Qui c’è il rischio che si sviliscano i termini di una questione complessa, sollevando un polverone che riguarda non solo il ceto politico, quanto tutti i cittadini».
Dunque il merito delle intercettazioni passa in secondo piano rispetto al problema di metodo sollevato dalla loro pubblicazione?
«Al tempo! Non vorrei dividermi, come si fa in queste ore a sinistra, fra la riproposizione di un ammuffito giustizialismo e un ipergarantismo eccessivo».
Il giustizialista ammuffito chi sarebbe? Di Pietro, Occhetto o Parisi?
«Non è il caso di fare un nome o un altro. A turno lo sono stati in tanti».
Facciamolo, invece, un nome, così si capisce meglio...
«Negli ultimi giorni? Sia Bertinotti, Mastella, che Parisi».
I Ds non li vuole citare perché ora sono sotto botta?
«Perché non mi pare che pecchino di giustizialismo, anzi: ne sono vittime».
Lei rimpiange l’egemonia della politica sull’economia?
«Io credo che la politica deve dettare le regole, e garantire i cittadini».
Ma per lei è opportuno o no che Fassino parli con il presidente dell’Unipol come se fosse il suo «telefono amico»?
«Il problema è un altro: l’Unione oggi non si può dividere fra docenti e discenti di buona o cattiva moralità. Anche perché di cattedratici in materia ce n’è uno solo, si chiama Silvio Berlusconi».
Non è che se lei cita Berlusconi io mi dimentico della domanda su Fassino...
«Ci arrivo subito».
Meno male.
«L’etica informa tutto l’agire umano, deve informare anche la politica. Quanto a Fassino io non vedo nulla di male nel fatto che il leader del primo partito della sinistra italiana possa parlare al telefono con il presidente di uno dei più importanti gruppi imprenditoriali di orientamento progressista in Italia».
Ma le pare opportuno? Al quotidiano del suo partito, Europa, pare di no...
«Dopo parlerò di Europa. Ci sono fattispecie di reato da imputare a Fassino? Non mi pare. Allora gli faccio i miei complimenti per il suo augurio che le telefonate siano divulgate, visto che non ha nulla da nascondere. Il resto è solo un polverone sollevato ad arte».
Ancora non mi ha detto cosa pensa di quel che c’è nelle intercettazioni...
«Voglio dire un’altra cosa, prima: è inaccettabile che si pubblichino le intercettazioni sui giornali. Chi di noi non ha qualcosa di cui potrebbe spiacersi nelle sue conversazioni telefoniche?».
Anche lei, come Berlusconi, fa l’esempio delle parole d’amore della Falchi e delle sue parole d’amore?
«Ho posto questo problema ben prima della Falchi e di Berlusconi».
Ma se fosse per questo, scusi, non si potrebbe più indagare su nessuno...
«Io invece gliela riassumo così: se ci sono fattispecie di reato non devono andare sui giornali. Se non ci sono a maggior ragione non ci devono andare».
La sua intervista tranquillizzerà chi nei Ds sostiene che c’è un attacco in corso da parte della Margherita.
«Non c’è nessun attacco».
Allora a chi si riferisce Europa quando dice che su l’Unipol e sulle scalate occorre chiarezza?
«Non ai Ds. All’arroganza di certi imprenditori, che non rispettano regole».
Ma Fazio si deve dimettere o no?
«Non ho dubbi sulla sua moralità, ma non possono esistere cariche a vita»
E Parisi, quando ha criticato la nomina di Petruccioli alla Rai?
«L’ho detto e lo ripeto, quell’intervista è stata inopportuna».
Quindi l’attacco ai Ds c’è davvero, e viene dai prodiani?
«Quindi l’intervista di Parisi è una delle tipiche cose che non si dovrebbero leggere, né ad agosto né mai».