Mastella esulta e punge il rivale

Anna Maria Greco

da Roma

Mastella cammina a dieci centimetri da terra, per l’esultanza. L’indulto è legge e lui è il ministro della Giustizia. Alla faccia di Di Pietro. Adesso che ha vinto, il guardasigilli può mostrarsi magnanimo: «Le guerre puniche sono finite. A Di Pietro stringerei la mano, facciamo parte della stessa maggioranza, dello stesso governo. E gli farei gli auguri per il suo lavoro». Quello alle Infrastrutture, sottintende, perché il ministero di via Arenula è già occupato. «Non possono esserci due ministri della Giustizia. Prodi chiarirà chi è il guardasigilli».
Senza rancore, insomma. Il cattolico Mastella rispolvera i principi del perdono, ma non risparmia le punzecchiature sul Di Pietro assente a Palazzo Madama: «Dov’è? Si sta occupando del ponte sullo Stretto. Ah, è a Milano. Sarà andato in Procura». Poi si fa serio e dedica «questo grande gesto di clemenza parlamentare a quel grande Papa che fu Giovanni Paolo II». Fu lui che l’invocò nell'aula del Parlamento per il Giubileo del 2000. Ma arrivarci non è stato facile perché, spiega il guardasigilli che fino all’ultimo minuto faceva le corna, per scaramanzia tutta napoletana, «quando la norma costituzionale prevede i 2 terzi occorrono sempre punti di equilibrio e convergenza». L’accordo bipartisan è stato necessario e ha funzionato: ma non parliamo di «inciuci» e «colpi di spugna».
«Non uscirà nessun serial killer - assicura, rimproverando i giornalisti -, tutti quelli che citate, da Erika a Pietro Maso a Ruggero Jucker non escono affatto dal carcere». Però, lo sconto l’avranno e potranno usufruire presto delle misure alternative. Ha una lista di nomi noti sul foglietto e il primo che lascerà la prigione lo farà nel 2013. A parte Previti che terminerà la condanna nel 2009, invece che nel 2012, ma tra poco potrà avere l’affidamento in prova ai servizi sociali.
Mastella sorride, spumeggiante, parlando di giustizia, politica, torroncini e telenovelas brasiliane che ama più di quelle americane. Ha sempre precisato che il provvedimento è d’iniziativa parlamentare, ma ora festeggia perché è stato lui ad aprire il fronte, appena insediato, parlando ai carcerati di un provvedimento di clemenza possibile.
Quello appena varato «è un atto eccezionale, un gesto laicamente molto importante, di uno Stato forte e non certamente debole». Ma non ce ne saranno altri, sottolinea, mentre si dovrà pensare a interventi strutturali.
Il ministro fa i complimenti al vicepresidente leghista Calderoli per la «perfetta» conduzioni in aula, incassa le congratulazioni della titolare alla Salute Livia Turco, scherza con Castelli del Carroccio e si complimenta con il dipietrista De Gregorio, che ha ritirato gli emendamenti. A Grillo e Benigni che lo deridono manda a dire che il giustizialismo non è «una categoria dello spirito che gli appartiene. E che non è entrato nell’Unione «per fottere Berlusconi».