Mastella alla gogna, il governatore no

Per la medesima fattispecie di reato la legge si applica oppure si «interpreta», a seconda della provenienza politica dell’indagato. A questa desolante constatazione si arriva dopo aver raffrontato le conclusioni dell’inchiesta sulla sanità a Bari (dov’è coinvolto il Pd e dove esce malconcio il governatore Nichi Vendola) con l’inchiesta sulla sanità in Campania, che ha travolto i coniugi Mastella. Due pesi, due misure, due differenti decisioni dei giudici: per i politici pugliesi impegnati a gestire e occupare ogni tassello del comparto sanitario, il rischio è una tirata d’orecchie o poco più; per Clemente Mastella e la consorte Sandra Lonardo, invece, il rinvio a giudizio scatta in automatico. Eppure sia a Bari che a Napoli l’oggetto del contendere è il medesimo: posti e poltrone, nomine di primari, pressioni sui dirigenti Asl.
Leggere per credere. Prendete quel che è successo all’ex Guardasigilli, che qualche giorno fa si è ritrovato davanti al giudice dell’udienza preliminare napoletano per difendersi da accuse relative a fatti ritenuti illeciti, per molti versi simili, se non identici, a quelli che spuntano qua e là nell’ordinanza che ha chiesto l’arresto per il senatore Alberto Tedesco. L’imputato Mastella, infatti, nel suo processo si è ritrovato a ricoprire una posizione incomprensibile. Nella dichiarazione spontanea rilasciata al gup, il padre dell’Udeur si è difeso con rabbia e sarcasmo negando d’aver fatto pressioni nei confronti di un direttore generale per far diventare primario un determinato medico. Non solo. Mastella ha dimostrato di non avere la più pallida idea di chi fosse quel medico, di non averci mai parlato, insomma, di non averlo mai conosciuto, nemmeno per interposta persona. Lo stesso direttore generale, oggetto della presunta concussione, ha negato di aver ricevuto telefonate o pressioni dal politico di Ceppaloni. Non solo. Nel corso dell’udienza s’è scoperto che quel primario non poteva esser stato destinatario di interessamenti e raccomandazioni politiche perché… primario già lo era. Per una non notizia di reato, nemmeno supportata da uno straccio di intercettazione, Mastella è ancora appeso alla decisione del gup. Mentre nei confronti di Vendola - per dire – l’archiviazione è arrivata ieri nonostante la fastidiosa mole di intercettazioni che portò i carabinieri a ipotizzare numerosi episodi di concussione (anche tentata) «per aver imposto nel maggio 2008 ai direttori generali delle Asl e di differenti presidi ospedalieri pugliesi le nomine dei direttori amministrativi e sanitari, nonché di primari di strutture operative complesse al fine di rafforzare la presenza della propria coalizione politica nelle istituzioni».
A leggere bene l’ordinanza del gip, il doppiopesismo col caso Mastella appare smaccato. «La prassi politica dello spoil system era talmente imperante da indurre Vendola, pur di sostenere alla nomina di direttore generale un suo protetto, addirittura il cambiamento di una legge per superare, con una nuova legge ad usum delphini, gli ostacoli che la norma frapponeva». Rispondendo a Tedesco che gli faceva presente come il suo protetto non avesse i requisiti, Vendola dice: «O madonna santa, ma la legge non la possiamo modificare?». Anche se il Governatore pugliese ieri ha sostenuto che quella frase era «dovuta» al passaggio di competenze nel settore da Stato a Regione, non osiamo immaginare cosa sarebbe successo a un Mastella qualunque che avesse ipotizzato, sotto intercettazione, una tentativo di prefabbricarsi una legge ad personam. In un altro processo all’ex Guardasigilli è stata contestata la concussione per una nomina all’Asi di Benevento che il «concusso» Bassolino, mai interrogato, ha dichiarato essere di natura politica. Al processo principale di Mastella i pm sono arrivati a equiparare l’Udeur a un’associazione per delinquere perché, in modo sistematico, faceva della raccomandazione una concussione continua. Insomma: c’è concussione e concussione. Vendola che arriva a pensare di cambiare una legge per raccomandare il suo protetto, non rischia niente. Gianfranco Fini che raccomanda la suocera al dirigente Rai Guido Paglia, nemmeno. Mastella che nega d’aver fatto pressioni per nominare primario uno sconosciuto che primario già lo era, è alla gogna. Da anni.
GMC-MMO