Mastella: «Ho seguito il caso ma non ho nessuna colpa»

Interpellato dal Giornale, l’ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella, conferma d’aver seguito la vicenda ma di non ricordarne i dettagli. «Ce ne siamo occupati, come no. Ma credo di ricordare che la Procura italiana diede torto alla mamma...». Non è proprio così. Quando gli ricordiamo che la Cassazione annullò senza rinvio il provvedimento di rimpatrio delle bambine, l’ex Guardasigilli taglia subito corto: «Quando io ero ministro, la Cassazione non s’era ancora pronunciata, noi eravamo assolutamente in regola». Così come non c’è nulla da sospettare, insiste Mastella, sull’incontro avuto con il ministro della Giustizia belga nel quale si sarebbe affrontato il discorso di Fiona e Milla. «Il ministro mi sottopose la questione, è vero, ma non ricordo in che termini. Vado a memoria, mi sembra che anche la mamma delle due bambine sollevò il problema. Comunque sia, posso dire con assoluta sicurezza che il caso venne vagliato attentamente. Figuratevi se io non tentai di difendere dei bambini con la mamma. Abbiamo fatto tutto quello che era lecito e corretto fare senza intaccare l’autonomia del magistrato di Ancona e senza venir meno ai rapporti internazionali». Quanto all’accusa d’inerzia del suo ministero di fronte alla richiesta della Procura di Fermo, la risposta di Mastella è decisa: «Le cose non stanno assolutamente così. Questa è l’opinione degli interessati. Si andava a intaccare l’autonomia della magistratura perché non c'era nulla nei confronti del padre». Quello che Mastella nega con forza è il presunto incontro - di cui trattano gli atti della difesa inviati al tribunale dei ministri (il procedimento è sotto richiesta d’archiviazione) - col procuratore generale di Ancona a pochi giorni dalla sentenza sul rimpatrio: «È falso, non ho avuto alcun incontro». Che nei confronti del padre non ci fossero elementi sufficienti per procedere, lo pensa anche il portavoce di Mastella: «Autorizzare la Procura di Fermo – spiega - non solo era superfluo, visto che dal tribunale di Mons ci dicevano che le accuse contro il padre e il nonno erano infondate, che di provato non c’era nulla e che anzi i problemi mentali li aveva la mamma, ma era anche contrario alle norme internazionali». Lo stesso portavoce del ministro rivela che pochi mesi prima che in Italia cambiasse governo, il tribunale belga riferì che era loro volontà chiudere il caso ma che le continue denunce della mamma lo impedivano.