Mastella: i magistrati fanno troppe vacanze

Anna Maria Greco

da Roma

Clemente Mastella torna all’attacco sulle vacanze troppo lunghe delle toghe. «La giustizia non funziona - dice il ministro della Giustizia - anche per i magistrati: fanno 45 giorni di ferie all'anno». Parlando alla trasmissione Temporale, condotta da Pierluigi Diaco su Canale Italia e sul canale 883 di Sky, il Guardasigilli è categorico: «Troppe ferie, sentenze decennali». E chiede alle toghe di rinunciare a quelli che appaiono come privilegi e di fare uno sforzo per migliorare l’efficienza della macchina giudiziaria.
Mastella aggiunge di non essere «sordo alle necessità della magistratura», ma che dopo 5 anni di «lotta ideologica con il governo precedente» è arrivato il momento per le toghe di «mettere mano alla cultura organizzativa». Quello del ministro è un invito che non ammette repliche: «Io posso applicarmi con umiltà e pazienza a collaborare, ma anche dall'altra parte ci vuole un passo avanti». All’inizio di settembre, in un’intervista al Sole 24 ore, il Guardasigilli aveva proposto di ridurre di 10 giorni le ferie nei tribunali, anticipando dal 15 al 5 settembre la ripresa dell'attività giudiziaria ordinaria. Un’ipotesi che aveva subito messo in agitazione magistrati e avvocati, malgrado le dichiarazioni di disponibilità.
Il ministro spiega ora al Giornale che ha intenzione di affrontare concretamente la questione subito dopo l’approvazione del ddl sull’ordinamento giudiziario, mettendo attorno a un tavolo non solo i magistrati ma anche gli avvocati, che godono di riflesso del periodo estivo di sospensione dei termini processuali. «Il sistema delle ferie - insiste Mastella -, comunque, bisogna rivederlo. Non a colpi di maglio, certo. Ci vogliono proposte concrete e sentiremo tutti gli interessati. Ma non possiamo continuare a subire, anche per questo, le obiezioni del Consiglio europeo».
Si apre così un nuovo fronte di tensioni nel mondo della giustizia, tra le polemiche sulle modifiche alla riforma Castelli, quelle sui tagli agli stipendi delle toghe della Finanziaria e le altre sull’indulto.
Il segretario dell’Anm, Nello Rossi, spiega al Giornale qual è la sua risposta a Mastella. Ricorda, innanzitutto, che il periodo di sospensione dei termini processuali è previsto anche per le esigenze degli avvocati, e non riguarda tutti i procedimenti urgenti, ad esempio vanno avanti le istruttorie per i processi di mafia e tutti gli atti urgenti nel settore penale.
«Già quest’estate - spiega Rossi - il ministro ha sollevato il problema e se n’è parlato negli incontri con l’Anm e i rappresentanti dell’avvocatura. Abbiamo avuto modo di precisare che il nostro parametro sono i dipendenti pubblici di pari grado e dubito assai che noi siamo avvantaggiati rispetto agli altri. Discutiamone pure delle ferie, ma senza fare confusione, perché la stragrande maggioranza dei magistrati lavora molto di più degli standard medi. Per noi può andare anche meglio distribuire le ferie durante l’anno, come fanno gli altri. E poi pensiamo ad esempio ai giudici penali, sottoposti ora ad un grosso lavoro in seguito all’indulto, sapendo che poi alla fine molte pene verranno condonate e avranno lavorato a vuoto». Il segretario del sindacato delle toghe è convinto che serva ben altro per migliorare l’efficienza del sistema. «Dal ministro, piuttosto, mi aspetto che presenti dei progetti di snellimento e semplificazione delle procedure, quelli sì davverto utili. Eppure, ancora non l’ha fatto». Anche Mario Cicala, del Direttivo dell’Anm, replica che non è certo perché i magistrati hanno troppe ferie che la giustizia è in crisi. «Noi abbiamo molto lavoro che non si svolge in ufficio - sottolinea -, spesso scriviamo a casa le motivazioni delle sentenze o i vari provvedimenti. E tante volte lo facciamo proprio durante le cosiddette vacanze».
Anche dall’avvocatura recentemente è venuta una risposta polemica a Mastella. «Si può discutere di tutto, anche di accorciare le ferie ai magistrati, ma i problemi veri non sono questi», ha detto Ettore Randazzo, fino a pochi giorni fa presidente dell’Unione delle Camere penali.