Mastella: «Ici ridotta o me ne vado»

Schifani: «Loro litigano e gli italiani pagano». Maroni: «Sulle pensioni stiamo assistendo a uno spettacolo indecente»

da Roma

Pronto ad andarsene, sbattendo la porta. «Sì, sono pronto ad alzarmi dal tavolo - annuncia Clemente Mastella -. O troveremo ascolto sulla riduzione dell’Ici e sul sostegno alla famiglia, o abbandoneremo il Consiglio dei ministri». Dopo l’attacco a Padoa-Schioppa dei quattro della sinistra radicale, ecco la minaccia del Guardasigilli: «Nessuno pensi che la partita del Dpef tra rigoristi e antirigoristi possa chiudersi estraniando alcuni soggetti della coalizione. Se non viene presa in considerazione la strada di sostenere la famiglia, eliminando o alleggerendo quell’incredibile tassa che è l’Ici, non ci staremo». Secca la replica di Oliviero Diliberto: «Con gli ultimatum non si va da nessuna parte. È giusto togliere l’Ici sulla prima casa a chi non può pagarla. Ma a tutti no, perché c’è chi può permetterselo»
Pensioni, fisco, tesoretto. A Mastella, che non vuole finire schiacciato, non è piaciuto «il metro con cui alcuni colleghi hanno posto con forza alcune questioni». L’accordo sociale, spiega, va fatto, però «bisogna chiudere in maniera seria con il sindacato chiedendogli di fare la sua parte in termini di grande responsabilità». Niente rigidità ma anche nessuno sbracamento: «Non accetteremo una partita tra una sinistra ideologica e un’idea aritmetica e statistica dell’economia. Bisogna privilegiare un sano compromesso e noi spingiamo per arrivarci».
Si preannunciano dunque altre giornate bollenti sul fronte dei conti pubblici. «Loro litigano e gli italiani pagano - commenta Renato Schifani, presidente dei senatori di Forza Italia -. Quando Padoa-Schioppa e compagni si accorgeranno del danno provocato dalle modifiche allo scalone previdenziale, toccherà ai cittadini rimediare. Lo scontro tra le due fazioni dell’Unione avrà ancora una volta ripercussioni sulle tasche della gente».
Maurizio Sacconi, responsabile lavoro di Forza Italia, considera infatti «molto probabile» l’aumento della spesa per la previdenza. «Anche le ipotesi più rigorose emerse nella trattativa - sostiene - sono significativamente onerose. Non solo la sostituzione dello scalone con gli scalini costerebbe almeno 2,5 miliardi di euro, ma anche l’ipotesi della quota frutto di un mix tra età e anzianità contributiva potrebbe avvicinarsi all’equilibrio della legge Maroni solo a quota 98». Da qui la possibilità forte di «un ricorso a false coperture, come l’aumento dei contribuiti Co.co.co già diminuiti di 50mila unità, o i presunti risparmi da una holding degli enti previdenziali».
Insomma, dice Roberto Maroni, «sulle pensioni stiamo assistendo a uno spettacolo indecente». E persino, aggiunge, «su un tema dove il programma dell’Unione era chiaro, abolire lo scalone punto e basta, la maggioranza non riesce a risparmiarsi il tutti contro tutti: figuriamoci cosa accadrà con il Dpef». Secondo Roberto Calderoli si profila «un compromesso al ribasso, perché la voglia di cadrega è troppo forte».
Lorenzo Cesa parla di «un governo paralizzato dai ricatti della sinistra estremista» e dal destino «segnato». «La riforma previdenziale - afferma il segretario dell’Udc - deve essere un misto di equità sociale e di compatibilità dei conti. La maggioranza finora non è riuscita a trovare un punto di equilibrio». Maurizio Gasparri chiede di «staccare la spina» a un esecutivo «i cui ministri pensano più alle urne che alle riforme». E per Gianni Alemanno «tornare ad abbassare l’età pensionabile significa agire in controtendenza rispetto alle necessità del Welfare italiano, dilapidando le poche risorse disponibili».