Mastella indagato a Roma "Toghe lontane dalla piazza"

Le accuse: abuso
d’ufficio, concorso in truffa e violazione della legge sul finanziamento dei partiti. Il procuratore Ferrara: &quot;Atto dovuto&quot;. L'Udeur <strong><a href="/a.pic1?ID=216093">contro Santoro</a></strong>

Roma - Il nominativo di Clemente Mastella è stato iscritto nel registro degli indagati della procura di Roma, nell’ambito della parte di inchiesta denominata "Why not" arrivata nella capitale. Il ministro della giustizia è indagato per i reati di abuso d’ufficio, concorso in truffa e violazione della legge sul finanziamento dei partiti. Gli atti saranno poi trasferiti al tribunale dei ministri con pareri e richieste da parte della procura della repubblica di Roma che assume in questa vicenda il ruolo di pubblica accusa mentre il tribunale dei ministri svolgerà le funzioni di giudice dell’indagine preliminare.

Il procuratore Ferrara: "Atto dovuto" "L’iscrizione di Clemente Mastella nel registro degli indagati costituisce un atto dovuto, poiché nel fascicolo arrivato da Catanzaro quel nominativo era già iscritto". Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Roma, Giovanni Ferrara, spiegando i motivi dell’iscrizione del guardasigilli nell’apposito albo di Piazzale Clodio. Gli inquirenti della capitale avranno ora 15 giorni di tempo per esaminare il materiale cartaceo ricevuto e successivamente dovranno procedere alle richieste (approfondimento delle indagini, oppure archiviazione) al Tribunale dei ministri.

Mastella: "Vado avanti sereno" "Non sono rimasto affatto indifferente ai messaggi di solidarietà che da più parti, a iniziare dalle più alte cariche istituzionali, mi sono giunti dopo l’ennesima lettera di minaccia che, certo, potevo anche aspettarmi, ma che mi ha lasciato profondamente amareggiato". Lo afferma in una nota il segretario dell'Udeur e ministro della Giustizia, Clemente Mastella. "Nel ringraziare sinceramente tutti coloro che mi hanno manifestato la loro vicinanza - prosegue Mastella - voglio ripetere come sia necessario, oggi più che mai, abbassare i toni della polemica e dello scontro perché la vita delle Istituzioni di questo paese possa continuare a rendere un servizio reale a tutti i cittadini. Da parte mia - conclude Mastella - continuerò a lavorare con serenità, determinazione e trasparenza come Guardasigilli e come esponente politico della maggioranza".

"I magistrati non cerchino consenso della piazza" I giudici debbono rispettare la legge e i loro doveri deontologici senza cercare il "consenso della piazza perchè oltre questo confine non c’è più la giustizia quale noi conosciamo e vogliamo". È uno dei passaggi centrali del messaggio inviato dal ministro della Giustizia al congresso di Unicost che si tiene a Viareggio all’indomani della trasmissione "Annozero". Il Guardasigilli, non citando espressamente il caso De Magistris, sottolinea il "valore costituzionale della soggezione del giudice alla legge; soltanto alla legge, ma almeno alla legge. In mancanza di ciò -prosegue- è la base stessa su cui poggia l’indipendenza della magistratura a essere messa a rischio, salvo a non immaginare un ben più grave rischio per l’intero assetto delle nostre istituzioni democratiche". Il Guardasigilli sottolinea infine che "la soggezione del giudice solo alla legge, privata del muro di cinta costituito dal rispetto delle regole deontologiche, colorirebbe fino a dissolversi consegnando prima i singoli magistrati e poi l’intero ordine giudiziario, non più alla garanzia indefettibile dell’autogoverno, ma alla perniciosa ricerca del consenso della piazza".