Mastella insiste: «Inchiesta sulla Mitrokhin»

Il Guardasigilli replica a Bertinotti: «Facciamo come per l’Antimafia». Fini avverte: «Ci vuole trasparenza»

Anna Maria Greco

da Roma

Indagare in Parlamento sulla commissione Mitrokhin? Giudicare il comportamento del presidente Paolo Guzzanti? La proposta del Guardasigilli Clemente Mastella di una commissione sulla commissione è stata subito bocciata da Fausto Bertinotti, ma il ministro della Giustizia non si arrende e riapre la diatriba con il presidente della Camera, mentre da destra e da sinistra altre voci, per motivi opposti e con diverse sfumature, condividono l’idea, da Francesco Cossiga all’azzurro Lucio Malan al verde Angelo Bonelli. Mentre si oppone Angelo Donadi dell’Idv.
Mastella replica così alle obiezioni di Bertinotti: «Ci sono tante commissioni reiterate e non vedo perché non si possa fare un’ulteriore commissione Mitrokhin. Non è la prima volta che avviene. Come per la commissione antimafia». Ma il ministro precisa: «Questo non è uno spiazzare tra me e Bertinotti e operare per un sindacato di controllo». Per Mastella la lotta politica non si può fare con commissioni utilizzate per «fregare gli avversari», perché questa «non è lotta politica morale».
Anche Francesco Cossiga propone di «ricostituire con un più preciso e circoscritto mandato la commissione parlamentare sul dossier Mitrokhin». Dalle pagine del Corriere della Sera l’ex presidente della Repubblica lancia un invito al premier Romano Prodi, per evitare così che i «veleni si diffondano e perdurino» nel nostro Paese, dopo che «la commissione di inchiesta è fallita e la magistratura nulla ha fatto». L’operazione, però, per Cossiga deve basarsi su precisi principi di garanzia, stabilendo che i membri dell'opposizione siano nominati con il gradimento di quelli della maggioranza e viceversa. Presidente della commissione potrebbero essere senatori come Andreotti, Scalfaro o Ciampi o un deputato come Luciano Violante. «L'azione congiunta - dice Cossiga - della magistratura e della commissione porrebbe la pietra tombale sulla vicenda».
Lucio Malan di Fi annuncia intanto che presenterà un disegno di legge per proseguire il lavoro della commissione Mitrokhin e utilizzare il materiale raccolto. «Noi non abbiano nulla da nascondere - dice -. Se la sinistra ritiene che abbiamo commesso delle scorrettezze, è questo il modo di controllare. Ne ho parlato con Paolo Guzzanti che è completamente d'accordo. Ora vedremo chi vuole veramente la verità su tante pagine oscure della nostra storia recente e chi preferisce le insinuazioni e le mistificazioni». Fi accusa, infatti, l’Unione di alimentare la polemica contro Guzzanti e l’ex consulente della commissione Mario Scaramella solo per spostare l’attenzione da verità scomode emerse dai lavori della commissione.
La difesa politica di Guzzanti da parte della Cdl, per il Verde Angelo Bonelli, è «inquietante»: serve «un'operazione verità che consenta al Parlamento di vagliare tutti gli atti e verificare se vi sia materiale non passato al vaglio della commissione Mitrokhin». Più che ad una commissione, Bonelli pensa alla nomina da parte dei presidenti delle Camere di parlamentari «con funzione ispettiva, per verificare gli aspetti poco chiari di questa oscura vicenda». E se Guzzanti non si dimette, almeno una sospensione. Donadi dell’Idv si oppone alla «riesumazione» della Mitrokhin, tanto più ad una sorta di commissione d'inchiesta sui suoi lavori.
«Ci vuole molta chiarezza e trasparenza - dice Gianfranco Fini -, Guzzanti ha ragione a lamentarsi per le intercettazioni». E precisa che la Farnesina non ha fatto segnalazioni per Scaramella quando era ministro degli Esteri, ma solo un’«istituzionale e doverosa» risposta alla richiesta di Guzzanti, come presidente della commissione Mitrokhin, di avvisare l’ambasciata che un esperto sarebbe andato a Mosca.