Mastella non ritira il diktat e minaccia l’appoggio esterno

da Roma

Il piccolo «Aventino» dell’Udeur si è consumato lungo una riunione fiume dell’ufficio politico, in attesa della formalizzazione di una proposta concreta. Minacciando intanto l’«appoggio esterno». Se la Difesa era sfumata già ieri sera, infatti l’ipotesi maturata l’altra notte di un incarico alla Giustizia per Clemente Mastella ha avuto nel corso della giornata il tipico andamento «sali-scendi».
Per i mastelliani si trattava di un’opzione interessante, visto che avevano chiesto in sostanza di «poter svolgere un ruolo politico». Tradotto dal politichese: ottenere per il leader una poltrona ministeriale di rango, ben visibile e nobile, che aiutasse a gettare le premesse per un «salto di qualità» dell’immagine di Mastella e dell’intero partito. Chiudere una volta per tutte con il profilo dell’«assetato di poltrone» e magari «volta-gabbana» (d’altronde Mastella dal ’95 in poi è stato tra gli alleati più fedeli del centrosinistra), alla caccia di un ministero-«clientificio». Così lo staff del leader ricordava volentieri che Mastella «è sempre stato garantista», eppure «non ha mai criticato una sentenza, riservando ai giudici sempre molto rispetto». Senza contare che Clemente è sempre stato favorevole all’amnistia e dunque «non poteva non essere tra i primi a raccogliere l’appello di Papa Wojtyla per un atto di clemenza nei confronti dei detenuti».
Insomma, un profilo adeguato per gestire il delicatissimo compito del Guardasigilli, area di confine tra i poli e dunque decisivo. Dialogo o scontro aspro: la candidatura di Mastella è stata vista anche come un ramoscello d’ulivo offerto alla Cdl, un segnale «positivo» o, se non altro, di «non ostilità». Eppure i settori più giustizialisti della maggioranza hanno opposto qualche resistenza. Tanto da indurre Mastella a riunire i suoi «in seduta permanente» per svolgere una pressione costante nei confronti di Santi Apostoli. «L’Udeur conferma le ragioni più volte espresse in questi giorni al presidente Prodi - diceva la nota ufficiale del partito - e che per l’Udeur restano irrinunciabili: in particolare sul ruolo politico che una forza moderata di centro come l’Udeur può svolgere all’interno dell’Unione e del governo. Diversamente, qualora le suddette ragioni non trovassero accoglienza tra gli alleati, l’Udeur si limiterà ad appoggiare dall’esterno il nuovo esecutivo». Un grido di «al lupo, al lupo!» che per certe pecorelle è sempre vitale.