Mastella: ora il Polo di centro si può fare

Luca Telese

da Roma

«Allora, te lo dico così, ma non metterlo in bocca a me, magari scrivilo tu. Io ora sono buono e cortese: però, dopo che non mi hanno nemmeno dato le schede per votare nel mio paese... dopo che hanno fatto di tutto per farmi andare sotto... l’Unione pensava che continuassi a partecipare ai suoi vertici? Io in quella coalizione non ci sono più, sono un alleato. Cammino sulle mie gambe, chi ha più filo da tessere, tesse». A tavola, nel suo giorno di gloria, Clemente Mastella si gode un filetto al sangue, due-mozzarelline-due, una fetta d’ananas e il vero dessert: la vittoria elettorale della sua Udeur.
Al suo fianco, nel ristorantino a un passo dalla sede di Largo Arenula, i suoi cavalieri indomiti: l’inappuntabile Mauro Fabris (udeurrino del Nord, uno che non ha mai un accento fuoriposto); la moglie-pasionaria, Sandra; il figlio, reduce dalla «battaglia dell’Emilia Romagna» (Clemente dixit), l’assessore regionale laziale Regino Brachetti, il vertice tutto del partito, con in testa il neo-acquisto Marco Verzaschi, «gioiellino» strappato a Forza Italia (uno che aveva promesso di spostare 5mila voti nel Lazio, e ci è riuscito, con la stessa sobria efficienza con cui la Rapida provvede a un trasloco).
Di solito la «mastelleide», nei giornali, è un genere letterario di successo: il pirotecnico leader dell’Udeur ha sempre un asso nella manica, un titolo da inventare, una confidenza, una battuta da regalare al cronista (magari facendogli credere che gliel’ha strappato controvoglia). Ma stavolta Mastella non deve inventarsi nulla: nelle primarie il suo è risultato il primo partito della Campania, il secondo del Sud, il terzo nel centro. Su scala nazionale Mastella è arrivato dopo Bertinotti, mettendo insieme un clamoroso 4,6% (e 200mila voti su tutto il territorio nazionale). Benevento è l’unica Provincia in cui Prodi sia stato battuto (da lui, ovviamente), nella sofisticata Parigi ancora si domandano come sia possibile che il deputato di Ceppaloni abbia raggiunto l’8%. Tutti pensavano che (per via del radicamento sannitico iper-localizzato) la forza di Mastella fosse legata al maggioritario, adesso lui ti spiega candidamente che con il proporzionale gli andrà meglio, che l’ago della bilancia è lui. E Prodi - chiedi - Prodi lo sa? «Forse no. Questo non lo mettere, ma pensa che non mi ha ancora chiamato». La signora Sandra, impegnata sui polpettielli fritti, si gira verso il marito scandalizzata: «Ma Clemente, com’è possibile? Non ci credo!». Lui: «Lascia perdere Sandra: mi chiama, non mi chiama... sono qui».
Segretario, come pensa di riconfermare i suoi parlamentari, senza il patto sui collegi che aveva già strappato ai Ds...
«Ma dico, li hai fatti i conti? Qui, solo al Senato io posso raccogliere dieci senatori: tre in Campania, due in Calabria, uno in Lazio, Abruzzo, Molise... in tutto il Sud posso fare da solo, e nel prossimo Parlamento sono determinante».
I Ds tengono a ridimensionare la sua forza, lo sa?
«Secondo me gli altri ancora non si sono studiati bene la legge. Io sì: ne riparleremo».
Lei immagina questo risultato ipotizzando di correre nel centrosinistra. Ma la novità è che adesso è possibile anche un terzo polo, fuori dai poli.
«Certo: ora la legge... il terzo polo non lo scansa più».
Ovvero?
«Adesso un terzo polo centrista è tecnicamente possibile: non dico che lo sto facendo, dico che ora si può fare».
Magari con l’Udc?
«Io lavoro per il centro».
Qualcuno dirà: ma cosa ci farà Mastella con quel 4,6%?
«Tutto: sono l’unica gamba centrista nell’Unione. Se la Margherita fa la lista unitaria con Prodi, lo sarò di più».
Non esagera?
«Senta, stamattina sul Corriere della Sera l’ex presidente della Borsa di Milano diceva: “Ho votato Mastella”. Lo chiamo e gli faccio: “Se fosse vero vorrei ringraziare”. E lui: “Lo faccia: è vero”. Sono stato riferimento di tanti moderati che non mi avevano mai votato. Il partito si sta ramificando in tutta Italia...».
E poi?
«Poi perché sono l’unico che può ricostruire il centro, e dialogare con chi nell’Udc guarda verso noi. E poi perché anche se eleggessi lo stesso numero di deputati di prima, una cosa è se te “li danno”, una cosa è se te li prendi da solo. E poi il mio dato nelle primarie...».
Lei dice che il suo dato sarebbe più forte, senza le manipolazioni che ha denunciato?
«Ehhhhh....»
Non dica Ehh, dica la verità.
«Non ritiro una parola di quello che ho detto: ma oggi voglio essere buono. Però, se vuoi, aggiungi che nel Lazio nell’ultima ora, ai seggi hanno fatto votare chiunque. Magari non lo metti in bocca a me: attribuiscilo pure a Verzaschi».
Lei ha detto: con l’Unione ci vuole la pazienza di Giobbe.
«Sì. Ma ho aggiunto che io sono Clemente, non Giobbe».
Insomma: ora la devono trattare in guanti di velluto, altrimenti lei torna sul mercato.
«Non medito traslochi: sono il centro che si allea con la sinistra. Ma se continuano a non rispettarci, a diffondere pregiudizi antimeridionali su di noi....».
Siete disposti a rompere?
«No, questo non lo mettere in bocca a me....».
Faccio dire a Verzaschi?
«A Brachetti. Così facciamo conoscere il gruppo dirigente».