Mastella: "Il Pd si divida, meglio Ds e Margherita"

L'ex Guardasigilli: "Io almeno mi sono dimesso subito. Santoro indaghi sui veri 'figli di'. Perché lui e Travaglio non fanno una trasmissione sugli altri familismi? Insopportabile la doppiezza morale"

Che fa Clemente Mastella in questi giorni che gli rendono giustizia, quella morale almeno?
«Sto come il cinese», risponde, quello seduto sulla riva del fiume che non ha visto passare ancora tutti i cadaveri, politicamente s’intende, di quanti lo avevano criminalizzato distruggendo il suo partito. Ma è così magnanimo, da permettersi anche un consiglio al Pd: si dividano, tornino a fare i Ds e la Margherita, se non sono in grado di comportarsi come «un grande partito».

Soddisfatto? Adesso è comprovato che la pecora nera non era affatto lei, e i lupi più famelici erano certi suoi ex alleati...
«Noto che appena sono stato tagliato fuori dai binari della vita politica attiva, di Casta non si parla più, la parola “sicurezza” che veniva pronunciata 750 volte a settimana sui giornali ora è scesa a 50 pur se i margini della sicurezza in Italia sono gli stessi di ieri, comunque ben distanti dagli 800 morti l’anno della sola Chicago, la città del Presidente americano. Sembrava che tutto fosse riconducibile in negativo all’attaccapanni della mia persona».

Ma eliminato Mastella, invece del paradiso si scopre che i diavoli erano altri e ben più numerosi.
«Ora la gente scopre e inizia a rendersi conto che nei miei riguardi è stata fatta una scientifica opera di distruzione morale con l’affondo sul piano giudiziario. Oggi vedo che se figli di altri fanno raccomandazioni non ci sono colpe, solo “leggerezze”, mentre io sono finito davanti ai magistrati per aver portato mio figlio sull’aereo di Stato, pur avendo chiesto il permesso. Non c’era alcun rilievo sul piano penale, ma son finito davanti ai magistrati, mentre aspetto ancora di sapere se sono state avviate procedure nei confronti di chi, all’interno di un aeroporto militare, ha scattato foto senza i regolamentari permessi».

«Dimenticando» tra l’altro, di fotografare anche il figlio di Lusetti e la moglie di Rutelli.
«Questo, non mi interessa. Però eravamo in un aeroporto militare».

Vuol dire che c’è stato un complotto contro di lei?
«Un complotto mediatico e giudiziario, scientifico e determinato alla distruzione mia e dell’Udeur».

Perché?
«Perché si voleva ristrutturare il sistema, si voleva determinare una condizione politica diversa da quella esistente, in cui si giudicava peccaminoso che un piccolo partito potesse condizionare».

Non lo sapeva che a voler fare il Ghino di Tacco te la fanno pagare?
«Io non l’ho scelto, mi ci sono trovato».

Tornando al complotto contro Mastella, nella cabina di regia c’era il Pd? Veltroni e Di Pietro?
«Questo, io non lo posso dire. Ma certamente c’è stata una regìa politica, e arriverà il momento che dirò pubblicamente quello che penso e che per ora tengo per me».

Che cosa la colpisce maggiormente, in questi giorni?
«C’è un aspetto che mi lascia stupefatto: dopo aver lasciato agli avvoltoi mediatici persone come Del Turco, il sindaco di Pescara, oggi si dice che le Procure hanno sbagliato o quanto meno esagerato. Però non viene mai citata quella di Santa Maria Capua Vetere, come se là tutto fosse stato regolare, anche gli arresti. Io almeno mi sono dimesso. Credo di essere uno dei pochi, assieme a Cossiga e qualche altro forse, che nei momenti drammatici della propria esistenza umana e politica si sono dimessi. È un istituto questo, non molto considerato dalla classe politica».

Di che si lamenta?
«Di una cosa, in particolare: se io ero una persona per bene, come lo sono, andavo difeso; se non lo ero, il Pd doveva assumere comportamenti più limpidi. È questa doppiezza che trovo intollerabile: se oggi il sindaco di Napoli deve dimettersi, la stessa cosa dovevano chiederla a me. Se io ero il Provenzano della vita politica nazionale, dovevano chiedere lo scioglimento del Parlamento come ora chiedono quello del consiglio comunale di Napoli. O mi difendevano, o se ero il capo di una banda di affamati e delinquenti, la cosca mastelliana, dovevano chiedere scusa ai cittadini italiani per aver accettato i miei voti determinanti ma inquinati e imporre immediatamente le elezioni anticipate, che loro chiedono per Napoli e per la Regione. E invece ancora insistono e rimproverano “ah, Mastella ha fatto cadere Prodi”. Ma io, sono stato fatto cadere, e di proposito».

La cosa più bizzarra?
«Mi sembra singolare come tutto il moralismo peloso innalzato contro di me sia improvvisamente scomparso. Immagini che cosa sarebbe successo se quelle telefonate le avesse fatte uno dei miei figli: se mio figlio avesse fatto raccomandazioni dal telefono del ministero mio, era incriminato per peculato o no? Il mio era un partito familista, e questo del figlio, del cognato che cos’è? Perché Santoro e Travaglio non fanno una trasmissione su altri familismi che ora emergono, come hanno fatto con me? È questa doppiezza morale, questa arroganza culturale, che trovo insopportabili. Ma hanno idea di quanto hanno fatto soffrire ingiustamente i miei figli? Io sono un perdonista nato e non vorrei mai che i figli degli altri soffrissero alcunché. So che i figli dei vip pagano sempre un prezzo, ma quello imposto ai miei è stato disumano».

Non la gratifica, che anche il Pd scopra sulle sue carni la questione giustizia?
«Non si può scoprire il cancro solo quando colpisce te. Il cancro bisogna prevenirlo».

La questione morale non fa sconti?
«C’è sempre e riguarda tutti. Anche in politica devi sapere distinguere tra il bene e il male».

Come vede il futuro del Pd?
«Il Pd non è diventato partito, non riesce ad esserlo, e tanto varrebbe un ritorno all’indietro, che postcomunisti e postdemocristiani si separino, tornando ad essere alleati ma autonomi, come propone lo stesso presidente della provincia di Trento».

È stata deleteria per loro l'alleanza con Di Pietro?
«Anche a sentire i militanti e autorevoli esponenti del Pd, certamente sì. Trovarsi costretti a fare scelte che sono l’esatto contrario di quanto spetta a una grande forza politica, soprattutto quando è all’opposizione, porta all’autodistruzione. Non si può vivere nell’idea di una guerra permanente, con nemici da abbattere a qualsiasi costo, nemmeno il Pci si comportava in questo modo nei confronti della Dc, anzi: e quello è stato un grande periodo storico. Veltroni che fa riferimento alla cultura americana dovrebbe sapere quali sono i rapporti tra opposizione e maggioranza negli Stati Uniti».

Dunque, meglio per tutti tornare a Ds e Margherita?
«Se non riescono rapidamente a diventare un vero partito, certamente. Veda quel che succede a Napoli. Non do giudizi su quel che fa la Iervolino, non mi interessa, noi a Napoli non siamo voluti entrare in giunta. Ma se io sono stato accusato di concussione perché minacciavo di far saltare tutto, le dimissioni del segretario campano dei Ds perché la Iervolino non obbedisce, che cosa sono, concussione morale? L’Udeur in Campania si sta ricostruendo, e forse siamo ancora determinanti per la Regione e le province. Ma a Napoli ora ci sono due Pd, e io alleato con quale dei due mi devo accordare? Meglio forse che tornino all’alleanza tra Ds e Margherita».