Mastella: "Una pessima idea. Fallito lo schiaffo al Vaticano"

Il ministro della Giustizia: "Con questa proposta volevano colpire i cattolici, ma non ci sono riusciti. Noi non siamo disposti a giocare con i valori in cui crediamo"

Roma - Ministro Clemente Mastella tra pochi giorni si festeggia il Natale e ieri il consiglio del Campidoglio ha respinto la proposta di istituire un registro delle unioni civili. È una buona giornata per i cattolici?
«Be’ indubbiamente avanzare certe proposte proprio nel periodo più caro a tutti noi, quello del santo Natale si è rivelata una pessima idea. Volevano dare uno schiaffo al Vaticano e pure ai cattolici ma non ci sono riusciti».

Bocciata la proposta di iniziativa popolare e pure quella messa a punto dai consiglieri della sinistra radicale. Vi aspettavate una vittoria così schiacciante?
«Ieri mattina avevamo fatto una riunione con i nostri consiglieri e con tutto il partito. Il punto è che non si trattava semplicemente di una scelta di carattere amministrativo. Anche in questo caso erano in gioco dei valori, i nostri valori e dunque era necessario tenere il punto come abbiamo già fatto in Parlamento. Questo voto aveva un alto valore simbolico anche perché la partita si giocava a Roma. Tutta la città era tappezzata di manifesti: Roma città laica. Perché laica? Roma e basta».

Dopo la fine ingloriosa del ddl sui Dico trasformati in Cus al Senato e per il momento ancora fermi in Parlamento la sinistra radicale e laica ha cercato di aggirare l’ostacolo. Voleva costringere il sindaco Walter Veltroni, leader del Pd, a prendere una posizione precisa ad uscire allo scoperto?
«L’insistenza della sinistra è servita a mettere alle strette Veltroni. Dietro questa insistenza c’è una questione politica che va al di là delle decisioni che si prendono nell’aula del Campidoglio».

Qual era il gioco della sinistra radicale?
«Voleva mettere in luce che la laicità professata dal Partito Democratico è soltanto un fantoccio. Che nel Pd ci fossero due anime si sapeva, però quella cattolica spesso appare in minoranza o comunque in secondo piano. Con questo voto la sinistra può imputare a Veltroni la mancanza di laicità nel Pd».

Ma quello di ieri è stato un voto contro Veltroni? Anche l’ordine del giorno presentato dal Pd nel tentativo di trovare una soluzione che accontentasse tutti è stato bocciato.
«No, il nostro almeno non lo vedrei proprio come un voto contro Veltroni o contro il suo partito. Il nostro è un voto di principio che manteniamo nella difesa di quei principi non negoziabili ai quali abbiamo aderito da sempre».

Con la bocciatura del Campidoglio si chiude la questione delle unioni civili?
«Per la verità nel Parlamento da quando si discute della regolamentazione delle convivenze una maggioranza per approvare un disegno di legge in questo senso non c’è mai stata e per quanto mi riguarda non ci sarà mai».

Oltre al valore simbolico questo voto ne ha anche uno tutto politico. Che cosa succederà adesso dentro il Partito Democratico?
«Le conseguenze sono abbastanza ovvie. Ognuno cercherà di trarre il suo vantaggio, diciamo di tirarlo dalla propria parte. Noi comunque abbiamo dimostrato ancora una volta che non giochiamo con i valori nei quali crediamo. E dunque non siamo stati giocati».

Veltroni ha commesso un errore?
«L’errore politico c’è stato fin dall’inizio del dibattito sulle unioni civili. Non si doveva trascinare la questione in politica. Si tratta di questioni di coscienza sulle quali ognuno di noi deve poter decidere in piena autonomia. Pensare di poter trovare una soluzione politica che metta d’accordo le anime tanto diverse che convivono in questo schieramento è stato sicuramente un grosso errore. Si sono voluti forzare i tempi. All’epoca del referendum sul divorzio i tempi erano maturi per quella scelta e la Dc incassò la sconfitta. Su questo tema invece i tempi sono stati forzati questo è l’errore».