Mastella prende tempo: "Il Ppe mi intriga noi dobbiamo esserci"

L’ex ministro della Giustizia: in palio c’è la "sopravvivenza" del gruppo di vertice del Campanile

Arpaise (Benevento) - Il finale è meraviglioso: Antonio Satta, il vicesegretario dell’Udeur, grida dalla tribuna: «Allora, se siete d’accordo con la mozione potete applaudire». Il popolo udeurrino applaude. E così, per «acclamazione mastelliana», il consiglio nazionale dell’Udeur, riunito in seduta eccezionale ad Arpaise per decidere le nuove alleanze elettorali del Campanile, delega ogni scelta a lui, il leader maximo, Clemente Mastella. Alla faccia di chi diceva che il partito era sull’orlo della rottura.
In una memorabile battuta, qualche giorno fa, Rosario Fiorello, aveva detto: «Vespa ha già preparato il plastico dell’Udeur». Intendeva dire che la nuova scelta di campo sarebbe costata al partito di Mastella lacrime e sangue, le divisioni che già si annunciavano tra i favorevoli e i contrari al nuovo corso. Non è stato così. Se non altro perché il Campanile non ha ancora deciso da che parte stare.

L’ENIGMA "COSA BIANCA"
Sembrava cosa fatta, l’apertura di un nuovo ciclo politico inaugurato dal passaggio di campo nel centrodestra, ma la scelta improvvisa con cui Silvio Berlusconi ha varato il suo listone, impone all’Udeur di calcolare bene i propri passi. Anche perché le variabili sono tante: che ruolo giocherà la «Cosa Bianca»? Come si presenteranno Pierferdinando Casini e la sua Udc? Da soli? Riuscirà l’ex presidente della Camera a strappare l’apparentamento al centrodestra? Ieri sembrava proprio di no. E di conseguenza, anche il peso politico e le possibilità di Mastella salgono: potrebbe convergere al centro con gli altri postdemocristiani, oppure potrebbe strappare anche lui la possibilità di ottenere un apparentamento al Sud come la Lega al Nord. È questa l’ipotesi più gradita da Mastella che già progetta un’alleanza con l’Mpa di Raffaele Lombardo per correre autonomamente in tutti i collegi delle regioni meridionali.

"ALLE TERMOPILI"
E allora, ruggiva, ieri, dal palco, Clemente Mastella, associando all’ambizione di indomabilità del suo partito reminescenze classiche assortite dai sanniti a Leonida: «Se uno pensa che il listone possa nascere a prescindere da noi, allora noi faremo le Termopili, perché dobbiamo difendere la nostra dignità». E poi, ventilando con un’alzata di orgoglio il peso di un’eventuale rottura: «Se dicessimo che siamo determinanti al Nord certo non diremmo il vero. Ma al Sud e in Campania, provate a vincere senza di noi. Vedo che la Lega ha l'atteggiamento dell'asino di Buridano, e dice di no all'Udc o all'Udeur: allora provate a vincere senza di noi, così vincerà il Pd». Ma non è una rottura totale. Piuttosto un modo per alzare la posta: «A noi il progetto del Ppe ci intriga ma se i patrocinatori devono essere quelli che non ne vogliono fare parte, allora provate a farlo senza di noi. Non c'è alcuna trattativa in cui noi andiamo in ginocchio: quello che ci spetta ce lo conquistiamo, e se pensano di annullarci perché così qualcuno vuole al Nord, allora noi faremo diversamente».

"DRAMMA IN FAMIGLIA"

In palio c’è la sopravvivenza del gruppo di vertice dell’Udeur: undici deputati, due senatori, dopo l’abbandono del «traditore» Nuccio Cusumano. Mastella spiega che gli sta più a cuore quella che la sua carriera personale: «Gente che ha vissuto un dramma come il nostro in famiglia (l’arresto della moglie Sandra, ndr) è come se avesse visto la morte in faccia. Il che vuol dire che il segretario – spiega Mastella parlando di se stesso in terza persona – un passo indietro lo può fare. Un partito no». E così scompare - senza che nessuno per ora dia segno di rimpiangerlo - il documento che di prima mattina circolava tra i dirigenti, annunciando l’ingresso nel listone, che non viene posto nemmeno ai voti, così si arriva alla delega in bianco a Mastella, così il consiglio nazionale «resta aperto».

Spiega Mauro Fabris, forse il principale stratega insieme al segretario: «Qui la situazione cambia ogni minuto. Qui non sappiamo ancora dove va Casini...». Un pronostico? Fabris sorride: «Io e Pier siamo entrambi bisagliani dai tempi della Dc, quindi 1, X o 2, eh eh».
Invece per l’Udeur la tripla da Totocalcio non serve. Sarà nel centrodestra al novanta per cento o apparentata o con il suo simbolo, se Berlusconi, che proprio ieri diceva «a Mastella devo essere grato», forse come premio per aver fatto cadere il governo, glielo consentirà.